"La canzone di Susannah"
Autore: Stephen King
Traduttore: Tullio Dobner
Pag 400, costo 10,50
Sperling & Kupfer, 2005
Molti hanno versato parecchio inchiostro con lo scopo di riversare tutta la tenebra della tredici nera sullo stesso manoscritto del rè del Maine e sicuramente alcuni elementi caratterizzanti (parecchie citazioni autobibliografiche, la presenza dello scrittore in prima persona in "carne e ossa", troppe scopiazzature dalle varie saghe popolari ed in primis da "Il Signore delgli anelli") hanno dato un grosso punto d'appiglio a questi disperati frangitori. La verità stà soltanto nel cuore del lettore e nel suo portafogli... perchè alla fine sono le cifre scritte nel resoconto della vendita di un libro, l'elemento essenziale per determinarne il successo. Ne "La canzone di Susannah" si riesce ad estrarre molta tristezza, mediocrità e dolore. Non voglio essere frainteso, la mediocrità della vita di tutti i giorni, la mediocrità dell'insensata corsa compiuta da ogni essere umano verso l'unica certezza, la mediocrità rappresentata dal crollo della Torre Nera che sempre più tragicamente viene proposto al lettore come inevitabile fine. La cura utilizzata dallo scrittore nel trasmettere questa sensazione d'immensa disperazione è stata altrettanto scrupolosamente utilizzata per rendere reali le ambientazioni (geografiche e psicologiche), le emozioni, le scene d'azione (in alcuni punti del romanzo mi sono chiesto se stavo leggendo il canovaccio di un nuovo Sergio Leone) e la paura. Un elemento ad alto impatto narrativo risulta essere l'ipotetico diario dell'autore, una vera e propria confessione a cuore aperto offerta al lettore. Scopriamo che romanzo e realtà si mescolano versandosi rovinosamente sulla tela della realtà e l'immagine formata mostra un King impaurito dalla sua stessa creazione o da quello che ne sarebbe venuto fuori. L'autore sfrutta la sua stessa paura per riciclarlo come elemento narrativo in grado di spiegare alcune contradizioni interne al romanzo.
Questo capitolo della saga non ha nulla da invidiare ai precedenti in quanto spettacolarità e colpi di scena, anche se risplende meno rispetto ai precedenti. Forse perchè risulta essre molto più veloce: oltre alle ridotte dimensioni (il capitolo precdente ricordo che è un tomo di quais 650 pagine), vi è proprio l'intento di mozzare il respiro al lettore che, come trascinato da un'oscuro gorgo, si ritrova catapultato verso la conclusione del viaggio. Questo veloce passaggio non è grossolano intermezzo, ma risulta essere un fondamentale tassello per la comprensione della Torre Nera, dei ruoli impersonati dai vari protagonisti, dale implicazioni cosmologiche che le ruotano attorno, ma soprattutto serve a capire come King abbia sentito la necessità di produrre un lavoro che rappresentasse il contenitore del suo lavoro si scrittore. "La canzone di Susannah" è un fondamentale strumento di conoscenza per il fan di King, ma anche un ottimo manoscritto per il simpatizzante del mondo fantasy, quindi come gli altri volumi un buon compromesso sui generis.
Penso che se siete arrivati come me a questo punto del viaggio, sarete anche voi divorati dalla folle febbre che anima gli spiriti del celeberrimo ka-tet, quindi vi consiglio di finire questo viaggio e anche se alcune cose potrebbero farvi storcere il naso... non fateci caso e andate avanti, perchè poche volte nella vita capita di poter leggere una saga così succosa tutta d'un fiato.
Leggi anche la recensione del primo libro "l' ultimo cavaliere"
Leggi anche la recensione del secondo libro "La chiamata dei tre"
Leggi anche la recensione del terzo libro "Terre desolate"
Leggi anche la recensione del quarto libro http://www.haternal.com/haternal-4/dett-pezzo.asp?Pezid=5152"; target="_blank">"La sfera del buio"
Che il Kaos sia con voi.
Helrik
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