Titolo: l' inverno Della Paura
pag: 357
Titolo originale: A Winter Haunting
Costo: 16,50 euro
Autore: Dan Simmons
Casa editrice: Gargoyle Books
Anno pubblicazione: 2001
Anno di traduzione: 2007
Traduttore: Annarita guarnieri.
Come un nuovo King anche Dan Simmons nacque nella terra che ospita le sue storie. Classe 1948 Peoria, Illinois ospita i suoi natali. Passa 18 anni alla Washington University di St. Louis dopo la laurea in Pedagogia avvenuta nel 1971. L'amore per la scrittura arriva nel 1982 con la pubblicazione del suo primo racconto The River Styx Runs Upstream. Da allora non si è più fermato, lo dimostra la recente pubblicazione del suo ultimo romanzo The Terror (2007). A livello internazionale il suo stile è stato riconosciuto dai più prestigiosi premi (World Fantasy Award, Hugo Award, Bram Stoker Award...). In questo romanzo l'autore riprende le vicende del fortunato l' estate della paura.
Un cambio di direzione per la Gargoyle: rimaniamo straniti dall'assenza dell' introduzione, che subito suggerisce la presenza di una postfazione. Questa volta la scelta risulta essere priva di fondamento: un'introduzione che a chiare lettere esprimesse la necessita della previa lettura de l' estate della paura, permetterebbe una più calzante comprensione del narrato. Simmons fin da subito premette al lettore di quanto sia ostica la sua opera :"... sono un buco nero di ricordo olistico generato dal collasso gravitazionale del dolore". In questa intricata descrizione si celano due caratteristiche del romanzo: il ricordo richiama a eventi precedentemente descritti che verranno solo accennati, quindi il lettore deve sapere di cosa si sta' parlando. La menzione della gravita invita ad una lettura attenta nel tentativo di non far perdere dettagli importanti nel marasma di eventi inutili, che piu' volte Simmons descrive. Questo stona con le profonde tematiche trattate. Emerge arrogante l' immagine dell' uomo che ha distrutto con le sue mani il sogno americano, la cui vita sentimentale è irrimediabilmente alla deriva e con un piede oltre la soglia della follia maniaco depressiva. L'anno di pubblicazione del romanzo ci fa sorridere contro tematiche cosi' banalmente attuali. La banalita' di trovarci sorpresi da quanto l' uomo moderno sia vittima di questa dicotomica vita: piu' dai in ambito professionale, tanto togli alla sfera affettiva e viceversa. La linea portante del lavoro è la constatazione che per quanto si tocchi il fondo, nessuna zavorra sara' cosi' pesante da non permetterci di risalire. L'autore ricorre all'abusato escamotage del viaggio: amalgamando la speranza de l' Odissea, l' introspettivita' de La Recherce du Temp Perdu' misto a tutti i contributi che la letteratura del viaggio ha saputo dare negli ultimi 3000 anni, ne emerge un positivo messaggio di speranza nella redenzione. In primis la letteratura greca ci insegna quanto il viaggio, in quanto cambiamento, possa scardinare le serrature che imprigionano il protagonista. Eppure, anche se abusato, tale tema non perde il proprio fascino, a maggior ragione in un era che assiste ad un tanto decantato ritorno alla ruralita'. Simmons clicca un interruttore importante e punta i riflettori sulla freneticita' opprimente delle nostre vite, sature di doveri e povere di piaceri.
L'autore approfondisce il suo mal de vivre. Samuel direbbe:"senza domani adesso non ci riesco" che ben sintetizza il microcosmo di paure simmonsiane che sposano le angosce dell' uomo moderno :"... la chiave di comprensione era in quel "cio che abbiamo perso", non soltano lui, ma tutti coloro che vivevano in quel nuovo millennio o almeno quelli della sua generazione". La constatazione che tra la mia generazione e quella dell'autore ci siano cosi' tanti punti in comune mi lascia ansimante. Ecco solcare le ere l' idea del tempo tiranno, una reminiscenza atavica del timore dell'avidita' di Crono. La nostalgia del tempo perduto da sempre costituisce un grande filo di Arianna per la letteratura internazionale ed anche un vano tentativo di esorcizzare antiche credenze popolari (come il rapporto tra le parche e il tempo, che la letteratura ha tessuto in mille derivazioni). Come un moderno Marcel Proust Simmons si illude di poter riscattare il tempo perduto senza la consapevolezza dell' imminente disastro.
Come quasi un ossessione, il tempo permea tutto il racconto, facendo stagnare la narrazione in un annaspante alternanza tra passato e presente, che molte volte rende la lettura noiosa. Questa alternanza tende il braccio per un valzer di situazioni e personaggi che ubriacano la mente. Svincolandosi dalla routine della prosecuzione narrativa (molto difficile) si rimane parzialmente affascinati da queste atmosfere atemporali sature di spazi. La macchina ingolfata simmonsiana rivela la sua nattura a ? del libro. Il lettore spossato e frastornato puo finalmete ricontestualizzare quanto letto e trascinarsi verso la fine. Simmons decide che èmolto meglio affastellare eventi folli (ma pertinenti) e disconnessi, avvicendare capitoli inutili e puramente descrittivi, col solo scopo di far esplodere tutto nel finale rivelatorio e redentorio. Cosi come l'autore svela fin dall'inizio che sta "solo" parlando del dramma della vita e della vana speranza di un riscatto, forse tardivo, ecco che il cerchio si chiude.
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