Pronti ad immergersi in una marea di teste liscie e nere con frangetta??Io non ero molto pronta sinceramente….Sono andata al concerto di questo gruppo, che ormai seguo da 4 anni, senza che mi venisse l’idea di poter trovare un pubblico italiano così tanto alla moda.Troppo alla moda, una moda che sta dilagando un po’ in ogni dove, che si intrufola con stile tra ogni fascia d’età, senza lasciare via di scampo a nessuno, tanto da farti sentire uno sfigato se non hai qualcosa di inerente a questo movimento americano radicato ormai da anni e che come di consueto qua da noi è arrivato con notevole ritardo (vabè io le mie Etnies le avevo!).Sta di fatto che ci accoglie un Transilvania ricco di moda e di persone, pienone comprensibile per un roster così interessante e soprattutto per l’unica data italiana che i Killswitch hanno voluto regalarci.Forse gli organizzatori della bella Hellfire Booking non si aspettavano così tante persone, e nemmeno il tenerissimo cantante dei KE, che se la rideva sorpreso a vedere le sue frangette italiane in prima fila a cantare ogni singolo pezzo insieme a lui.Ma entriamo nella serata.
Bring Me The Horizon
Gruppo piuttosto giovane e non troppo esordiente che ci da veramente dentro di brutto.Di supporto ai KE per presentare il loro ultimo album, “Count Your Blessings”, proponendoci un ardecore stopponi e mazzuolate, completo anche di pogo di giovini (si chiama ancora pogo?) con calci e pugni rotanti, degno del miglior Fury Fest in piccolo.Io rimango ancora sorpresa di fronte a questa inspiegabile violenza italiana.. non avrei sinceramente mai creduto che questo pubblico di giovani impeccabili in pettina e vestiario, avessero il coraggio di spettinarsi e correre il rischio di poter sanguinare dai loro morbidi zigomi sbarbati. Certo è che i Bring Me The Horizon hanno un grande impatto e catturano costantemente l’attenzione durante tutto lo show, durato una trentina di minuti piuttosto intensi.Freschi, attivissimi, buon feeling col resto che li circonda.
Voto: 8
The Haunted
Gruppo ormai “storico” amato da Death Metallers e da Metalcorers, tanto che il mio compare ‘Swedish Metal’ era li apposta per loro.Non a caso, il movimento HC moderno, vanta, oltre che un ottimo gusto (è soggettivo ovviamente) per quanto riguarda grafiche/abbigliamento, un riuscito connubio stilistico tra Death Metal e vecchia/nuova scuola Hardcore. Forse, gli ultimi The Haunted, potrebbero rientrare in questa catalogazione, forse, se non fosse per il fatto che si vestono come degli straccioni con retrogusto thrasher...Pubblico attento e piuttosto entusiasta di sentire i pezzi dell’ultimo album, lavoro ben riuscito di questa band che forse ha perso un po’ di quello swedish groove che li ha caratterizzati tanto fin dall’inizio e che ora si perde un po’ in sede live, infatti non mi hanno convinto più di tanto, i pezzi mi scivolavano addosso senza darmi granché nell’aria fumosa fuori legge di questo locale. (ma nel Metalcore non è permesso fumare, mannaggia!!)Una forte penalizzazione per tutta la serata sono stati i volumi bassissimi con cui ci siamo dovuti sentire gruppi di questo calibro, veramente inaccettabile una situazione del genere, dove spesso le chiacchiere e le risate della gente sovrastavano le voci e le chitarre di chi stava sul palco a sbattersi.
Voto: 7
Killswitch Engage
C’era tanta sorpresa sul viso di Howard Jones, massiccio cantante dei KE, nel vedere quanto eravamo numerosi ed entusiasti di vederlo.Quello che mi piace di loro è che sono un gruppo della Madonna e non lo danno a vedere, hanno uno stile unico e, saperlo o no, loro si divertono una cifra. E’ una band che si sbatte sul palco per puro divertimento e che si sente a proprio agio in mezzo ad un pubblico di amici.Qui fortunatamente i pugni rotanti non volavano, l’aria troppo emo probabilmente lo impediva, d'altronde pezzi come “The Arms of Sorrow”, “My Curse”, “For You” comunicano tutt’altro che violenza. Eccheccazzo, emo è bello, ma non troppo, e i KE hanno un’ottima congiunzione tra linee melodiche e tecnica e credo sia questo il loro segreto, tirare fuori una parte emo in tutti noi restando però fedeli all’impatto devastante d’alta qualità che ci piace tanto sentire.Sinceramente non ho idea di quanto sia durato lo show, so solo che il tempo è passato velocissimo, un pezzo dopo l’altro, una risata dopo l’altra e, perché no, un’emozione dopo l’altra, perché alcuni pezzi, lo sappiamo benissimo, ci fanno venire un groppone in gola per quanto sono belli e sentiti! A penalizzarli però, sempre sti cazzo di suoni dannatamente bassi, (d'altronde se scegli di aprire un locale sotto una casa di riposo devi pagarne le conseguenze… anche se, da quanto m’è stato detto, coi Machine Head, tempo fa, partivano timpani a ripetizione!) ed anche l’assenza del fantomatico chitarrista Adam Dutkiewicz, da noi soprannominato molto affettuosamente “Mantellina” per via della sua strepitosa vestizione nel live DVD della band. Il sostituto, Pete Wichers, chitarrista dei Soilwork, se l’è cavata direi bene, con qualche salto e smorfia di meno, ma cmq siamo rimasti soddisfatti, anche perché dev’essere una figata suonare pezzi del genere.Il live finisce con la mia preferita, “My Last Serenade”, mando un bacino sul palco, sono stanca e affumicata e mi riguardo le foto fatte ai KE e almeno lì non vedo frangette..Grazie.
Voto: 9
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