Illogo

Illogo

Nove rapide domande a una delle band più estreme attualmente in forze sul territorio italico. Perché non avete mai sentito nulla di paragonabile agli Illogo, ve lo posso assicurare.
Tra ultraviolenza, introspezione e lerciume post industriale, ecco il mondo visto dagli occhi di questi pazzi...

La Vostra è una concezione di musica piuttosto difficile, maggiormente improntata a colpire allo stomaco piuttosto che al cervello. Scelta o deriva naturale?

Emiliano: Sia l' una che l'altra. Secondo me "When Liquids Stay Dry" è molto cervellotico. Qualcuno ha detto che la violenza, nei nostri pezzi, si esplicita più a livello concettuale che musicale. Non posso
dargli torto. Il senso d'angoscia può nascere proprio da questa mancanza di una struttura fisica ben salda. In pratica la sensazione viscerale del malessere può essere provocata da un eccesso di raziocinio. Con questo non voglio dire che anche il processo creativo è cervellotico o razionale, anzi: tutto nasce in maniera piuttosto istintiva, molto spesso da un'improvvisazione che poi viene rielaborata. Comunque probabilmente i prossimi lavori saranno diversi. Nel futuro vedo più brutalità e meno tregua.

Sergio: Entrambe le cose. Penso che questo dipenda dal nostro modo di comporre; improvvisiamo molto e cerchiamo di arrangiare il tutto nel migliore dei modi, grazie anche allapporto della tecnologia che ti
permette di realizzare a tavolino tutte le intuizioni che arrivano. Non penso comunque di fare musica difficile, penso piuttosto che When Liquids Stay Dry sia a suo modo orecchiabile ; in ogni caso le nuove canzoni saranno più violente.

Erik: Mi piacerebbe pensare di riuscire a colpirli entrambi; la nostra penso sia una deriva naturale con la tendenza a complicarsi la vita...quello che viene suonato risulta in fase di composizione molto naturale e spontaneo ma è nell'arrangiamento che perdiamo parecchio tempo e questo spesso ci porta anche a complicare soluzioni che suonerebbero già bene senza modifiche. Forse il tutto gira attorno alla nostra decennale incapacità di comporre canzoni con uno schema classico del tipo strofa-ritornello. L insieme va inoltre completato da tutti quegli umori che intervengono durante il pezzo. E spesso tutto mi sembra piacevolmente in contrasto.

A dispetto di una nuova tendenza verso una sorta di pornografia audio, dove ogni soluzione è fine solamente a se stessa (vedi tutte le nuove leve death metal alla Despised Icon) voi sembrate prediligere la ricerca di atmosfere, seppellendo spesso autentici lampi di genio sotto strati di lerciume. Perché?

Emiliano: C'è porno e porno! Credo che la buona "pornografia audio", come la chiami tu, sia la cosa più difficile da realizzare, perchè si sta sempre ai confini del buon gusto. Solo i veri grandi riescono a stare a lungo in piedi su quel confine. Forse nel nostro caso il lerciume è una specie di corazza che ci protegge dalla banalità

Sergio: Non conosco i Despised Icon ma penso che tu ti riferisca al fatto che la maggior parte dei gruppi tenda a fare sempre le stesse cose annoiando la nostra e la loro esistenza. Per quanto mi riguarda lesigenza di andare oltre di guardarsi attorno e attingere da altri generi è del tutto naturale e credo che questo abbia portato ad una personalizzazione della nostra proposta. La predilezione per certe atmosfere forse dipende dalla nostra passione nei confronti di gruppi come Godspeed you Black Emperor, Coil ecc..Comunque tutto dipende da come si utilizzano le armi a propria disposizione, puoi anche fare una canzone con due note e risultare geniale lo stesso, shellac, uzeda, laddio bolocko insegnano molto..

Erik: Ti ringrazio per il complimento. Preferisco dare in pasto all ascoltatore qualcosa che, anche se per poco tempo, riesca a trascinarlo nel vortice dei pensieri personali con una massiccia dose di nostalgia; in questo le atmosfere sono necessarie allo scopo. In più riguardo al fatto che ogni soluzione sia fine a se stessa posso dire che la sperimentazione e lo scervellarsi in fase di composizione dovrebbe essere un qualcosa che possa aiutare un genere (o attitudine) alla progressione: se ami ciò che suoni devi andare avanti per il bene della musica. Non ritengo giusta la fossilizzazione che stagna grazie a vari gruppetti che rispettano alla perfezione canoni metal che hanno oramai 15 anni. Bisogna sapere osare e sbagliare per un bene superiore rispetto a quello personale: levoluzione. La maggior parte della gente che sento si è ampiamente stancata di ascoltare sempre le stesse cose ma poi nel loro piccolo non apportano nulla;neanche a se stessi. Compongono quello che si sono stancati di ascoltarecontenti loro

Il bisogno di risultare sfuggenti ad ogni costo, a partire dagli stessi artworks dei vostri ultimi lavori o dai testi, è qualcosa che sentite nelle viscere o una scelta per la costruzione della vostra immagine?

Emiliano: Penso che sia un modo come un altro per fare i conti con la propria vanità. Suonando accettiamo di assumere un'identità pubblica, purchè sia un'identità autentica. Quindi contraddittoria, mutevole, fragile. I disegni di Stefano sono la nostra identità pubblica, non possiamo farne a meno, come non si può fare a meno del proprio volto. I testi invece potrebbero rappresentare processi più intimi. Tutto è confuso e vivido, lingue e dialetti non spiegano e non raccontano, ma vengono urlati e fatti a pezzi.

Sergio: Non esiste per me lidea di costruzione dellimmagine, se per questo intendi uno studio a tavolino per conquistare una fetta di mercato... Gli apprezzamenti fanno piacere naturalmente, visto che una dose di esibizionismo e vanità è sempre presente ma non è solo quello. Mi verrebbe da dire che limmagine è importante tanto quanto la musica, queste due cose quindi vanno di pari passo, Stefano Ricci è stato unincontro fondamentale sotto questo punti di vista... daltronde ha creato il nostro nome e ha curato lartwork del nostro album, credo sia in possesso di una tecnica eccezionale.

Erik: Le cose vanno necessariamente di pari passo...come detto prima questa caratteristica viene spontanea forse per carattere. La nostra immagine è quello che siamo come persone e non è un qualcosa fatto a
tavolino per cercare di piacere di più; il modo in cui siamo fatti viene fuori in qualche modo. Contemporaneamente l' essere sfuggenti può comunque creare una dose in più di curiosità attorno ad una determinata situazione (in questo caso un progetto musicale) ma è un aspetto che semmai viene dopo.

Quali sono, secondo voi, i gruppi che ora come ora stanno riscrivendo l'estremo?

Emiliano: Non saprei, ultimamente ho ascolti molto rilassati.

Sergio: Ultimamente non saprei, non posso dire di aver ascoltato niente di nuovoi Messhuggah come anche i Tool hanno dato sicuramente un grosso contributo alla scena, apprezzo moltissimo anche Neurosis, DHG, Thorns, Convergeanche se è la parola estremo potrebbe creare equivoci come fare a non definire i Godspeed You Black Emperor, i Battles o gli Zu estremi

Erik: Rispondere a questa domanda è difficilissimo. Premetto che "riscrivere l' estremo" per me significa tentare di aprire una nuova via, una nuova concezione, un nuovo modo per riproporre ciò che è stato fatto attraverso meccanismi mai sentiti. Occorre pure dire che questespressione può perfettamente adattarsi anche a tuttaltro tipo di esperienze sonore che, pur non prevedendo l' uso di distorsioni, doppie casse e quantaltro, risultano essere appunto estreme nel senso più radicale del termine (vedasi Christian Fennez, Information).
Al momento ritengo si navighi in mezzo al "tutto è stato fatto": direi che possiamo iniziare a credere che sia così. Citerei (anche se a distanza di qualche anno) sia i DHG con il loro incredibile "666 International" perchè risulta essere quello che più rappresenta il tentativo di riscrittura. Forse è semplicemente la band che ultimamente ha degenerato meglio. E il concetto del "con che cosa misceli le varie parti" che sembra essere al momento la via seguita (da seguire?).
Ma se proprio devo nominare una band penso che il trono appartenga (sia per musica suonata che per concezione) agli italianissimi Starsfuckers: nessuno ha mai suonato cosi. Chi può dire di aver ascoltato prima di loro un qualcosa del genere? Assolutamente spiazzanti.

La ricerca iconografico/simbolica apporta un grande contributo allidentità della vostra musica. A chi vi ispirate? Esiste un qualcosa (libro, film, ) che aiuterebbe a gettare nuova luce sulle vostre ultime composizioni?

Emiliano: Beh, se qualcuno sentisse il bisogno insopprimibile di gettare nuova luce sulle nostre composizioni, dovrebbe:
A) Comprare almeno un libro di disegni di Stefano Ricci;
B) Vedere 32 volte di seguito tutta la filmografia di Cronenberg e dei Monty Python
C) Leggere Nietzsche cercando di fraintendere tutto.

Sergio: Tutto e niente, citando Francis Bacon direi che mi considero come una spugna, assorbo tutto, registro tutto e poi lo riverso in quello che faccio.

Erik: Quando con il nostro lavoro R.A.M siamo stati demo del mese su Rumore, la recensione finiva con sono esonerati dallascolto tutti coloro che non hanno mai letto un libro di Valerio Evangelisti. Circa
sei mesi dopo per pura coincidenza lo stesso scrittore ha voluto il nostro nome per la copertina di un suo libro (Alla periferia di Alphaville). Mi sentirei allora di consigliare di dare unocchiata alle atmosfere dei suoi libri. Per il resto concordo con quanto detto dai ragazzi sopra.

Capita che band dalla vostra fisionomia abbiano, nascosto nel più classico dei cassetti, un progetto ben più ampio del solito disco o EP. Che si tratti di un video, di ricerche grafiche, di un libro, sempre più spesso si sente di band vogliose di esprimersi anche sfruttando altri medium allinfuori della musica. Ci nascondete qualcosa, al riguardo?

Emiliano: Si.

Sergio: Cè stato un momento circa 5 anni fa in cui abbiamo seriamente pensato che questo progetto dovesse assolutamente muoversi in più ambiti : teatro --- musiche per spettacoli --- mostre --- video --- ma questa
idea non si è mai messa in moto seriamente, molte cose non hanno funzionato come dovuto. Ultimamente ci hanno riproposto di preparare le musiche per uno spettacolo teatrale, staremo a vedere cosa succede.

Erik: Sicuramente ci sono delle tendenze a spaziare in altri aspetti compositivi che differiscono dall'ambito musicale. A dire il vero abbiamo pensato concretamente all'idea di fare del logo qualsiasi cosa tu volessi che esso fosse. Un marchio globale che potesse riferirsi per esempio a scritture, installazioni, video, abbigliamento, rappresentazioni di vario genere, cortometraggi, etc...etc.lì dove compare il bambino dalla bocca bruciata c'è qualcosa di buono. Quasi fosse un simbolo bastevole da solo ad indicare un certo livello qualitativo. Ma per cimentarsi in questo occorrerebbe dedicarsi a tempo pieno a questo progetto ed in più servirebbero 8 paia di palle e noi unendo le nostre non ci arriviamo.

La scelta di dove registrare e come registrare ha avuto influenza nellatto creativo della composizione?

Emiliano: Pochissima. Arriviamo alle registrazioni sempre a composizione ultimata. La scelta dello studio finora è stata un compromesso tra qualità e costo.

Sergio: Per When Liquids Stay Dry le cose non sono andate al meglio, sia per la produzione che per lesecuzione, ci sono stati una serie di problemi tecnici che non ci hanno permesso di essere nella migliore condizione. Ovviamente la scelta dello studio è determinante, se sai di poterti fidare della persona che sta dietro il banco allora ti rilassi e pensi solo a fare le cose al meglio e questo comporta anche la possibilità di poter provare nuove soluzioni, sempre che tu ne abbia il tempo naturalmentein questottica i soldi sono un elemento fondamentale per la riuscita di un buon prodotto. Il mio sogno è di registrare in presa diretta e poter fare uscire il lavoro su vinile.

Erik: Direi di no. Le canzoni vanno create in modo del tutto indipendente e slegate dalle variabili del "dove" e "come" registrare. Anche inserendo il "con chi farlo" non cambia nulla: prima componi i brani poi decidi il modo in cui devono essere resi.

Ultimamente un gran numero di band italiane sta dimostrando quanto la scena sia assolutamente competitiva a livello mondiale, andandosi a perdere unicamente negli aspetti organizzativi ed economici (nessuno caccia un soldo, soprattutto il pubblico). Quali sono i gruppi più rappresentativi di questa tendenza e quali sono le caratteristiche che fanno grande un gruppo italiano rispetto ad uno estero? In altre parole, quali sono quelle caratteristiche che si possono trovare unicamente in una band italiana?

Emiliano: Beh forse l' unico punto in comune sta proprio negli ostacoli pratici. Manca la cultura dell'ascolto live. La musica nei locali è vista come un piacevole contorno, non come il piatto forte. Il metal, sisa, è musica per sfigati, e il rock sperimentale non Gode ancora di un pubblico colto ed esigente come il jazz o la lirica. Per il resto vedo una grande varietà di stili. Difficile individuare una caratteristica musicale comune a tutti.

Sergio: Non faccio differenza quando ascolto un gruppo, se è valido lo elogio se fa cagare fa cagare sia esso inglese, svedese o italiano. Credo che la cosa che accomuna i gruppi italiani è il fatto di confrontarsi poco, perché si suona poco dal vivo e questo è un grosso problema ; se non ti trovi mai accanto a qualcuno che ti fa sentire una merda come musicista difficilmente puoi crescere e migliorare. Comunque ci sono molti gruppi italiani che apprezzo, in generale citerei Uzeda, Three Second Kiss, Aborym Gory Blister, Spiritual Front, Diane and the Shell.

Erik: Purtroppo non ascolto tanto la scena italiana. Questo comunque è un peccato perchè ritengo che le band valide ci siano (e magari ve ne sono ancora di più ma non le conosciamo). Direi che manca la cultura musicale allascolto, la dovuta professionalità, la voglia di investire seriamente su qualche progetto, il concetto di edizione musicale. Ma forse tutto questo esiste ma non per il girone del rock-metal e affini.

Salutate i nostri lettori e consigliategli un disco da regalare a Natale (oltre al vostro, naturalmente)

Ringraziamo Haternal per lo spazio che ci ha concesso e per il supporto; un saluto a tutti i lettori e speriamo di vederci su qualche palco tra non molto.
Consigliamo caldamente di scegliere il cd da regalare allinterno di questa mini lista: Uzeda, Battles, Lack, Bonobo.

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