Il soccombente
Autore: Thomas Bernhard
Edizioni Adelphi
Pag. 186
Lo stile è serrato, la scena statica, l'azione non si evolve. Il flusso ininterrotto della ratio trascina via dalla lettura ogni più piccola esitazione stilistica. I ricordi scivolano veloci, ai ricordi si mescola una lieve malinconia, mai patetica. Dai ricordi germogliano dubbi e ragionamenti che portano ad una continua e frenetica rilettura del presente. Tutto sembra coincidere: musica e letteratura, ottantotto tasti e ventiquattro lettere, perché l'atmosfera che pervade l' intero romanzo ricorda, nella sua scorrevole grazia, una sonata di Glenn Gould.
Thomas Bernhard supera brillantemente il problema dello scrivere di musica, e lo fa mediando con un paradosso: letteratura e musica si incontrano, si identificano una nell'altra. Fino al punto in cui, su un piano prettamente sostanziale, la musica non diventa che un pretesto - e dunque la letteratura, il racconto, non è a sua volta che un pretesto formale - per parlare di arte in senso lato. E così Glenn Gould non è solo il celebre pianista che a trentatré anni si ritira dalle scene dopo una serie di concerti all'apice del successo, Gould è l'artista, immortalato nel suo più alto grado di espressività: Gould è il genio. Accanto a lui, o meglio sotto di lui, travolti dalla sua arte, due eccellenti virtuosi, due figure controverse accomunate da un amaro senso di sconfitta che l' incontro con Gould ha reso visibile. Divisi da due destini e due inquietudini differenti, il primo, il narratore, accetta passivamente la superiorità di Glenn, rinunciando alla propria arte, in nome di quell'aspirazione al successo che gli è negata; il secondo, Werthaimer, il soccombente, trascina la propria vita fino ad un misero suicidio, tragicamente consapevole di non poter eccellere come Gould, o ancor più tragicamente conscio di non poter essere Gould. Se dunque quella del pianista canadese è una figura morale pura, luminosa, la cui follia ascende al divino, e Werthaimer al contrario pare sporco, avvolto dall'ombra dell' insuccesso e debole nello spirito, molti dubbi rimangono riguardo al misterioso narratore, l'ago della bilancia. Anch'egli sovrastato dalla figura dell'amico, i suoi tormenti interiori si velano però di un'apparente serenità, al punto di ricordare vagamente il Mersault di Camus. E dunque intorno alla personalità controversa del narratore si colgono nitidamente i riflessi di un esistenzialismo che in Thomas Bernhard trova un continuatore ideale della tradizione mitteleuropea. La lucida presa di coscienza dell'assurdo, la realizzazione piena e ultima dell' uomo nel momento in cui è posto di fronte al fatto ineluttabile della morte, sono temi che si fondono, nel Soccombente, con il problema dell' essere predestinati.
Una lunga riflessione sulla vocazione al pianoforte di Glenn Gould e sull'aspirazione al sublime, a cui sono in molti a tendere, ma che solo il genio raggiunge. Glenn Gould e Werthaimer, il genio e il soccombente, compagni di studi, in apparenza simili ma separati da un abisso, nell'arte come nella vita. Una storia che si interroga sul senso del fare musica, ma pericolosa per chi fa musica, poiché pone un quesito sconcertante: perché suonare se non si è il migliore? Perché vivere, se non è possibile eccellere?
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