Il Serpente Ouroboros

Il Serpente Ouroboros

"Il Serpente Ouroboros"
Autore: Eric Rucker Eddison
Casa editrice: Fanucci editore
Anno pubblicazione: 1926
Pag: 609
Costo: 8,50€
INFO SUL SOGGETTO: fantasy epico infarcito di lotte, guerre, viaggi, protagonisti bellissimi… allora perchè ne parliamo? Scelta dei protagonisti, presenza del soprannaturale ed il serpente Ouroboros. Partiamo dalla fine: nella tradizione folkloristico-popolare il cerchio ha da sempre rappresentato la ciclicità temporale. Ancora oggi al centro dell’Induismo e del Taoismo la reincarnazione costituisce il fondamento teologico. La tradizione nordica (Europa del nord) ebbe molto a cuore tale concetto, fino a renderlo divinità: Ouroboros il serpente che contiene l’universo e si morde la coda. Eddison svela il sottile utilizzo di tale metafora solo alla fine, dimostrando notevole capacità innovative nell’utilizzo di un concetto usato ed abusato dalla letteratura internazionale. Questa peculiarità mi ha portato più volte a chiedermi: ”Ma il titolo cosa c’entra?”. Quindi il soprannaturale è alla base del romanzo, quindi è un romanzo pieno di maghi, mostri incantesimi, prodigi, bla, bla, bla. Gli eventi soprannaturali sono quattro, sembra strano ma è così, in un mondo fantasy quale ingrediente può garantire scorrevolezza, intensità, eleganza e forza meglio del soprannaturale. Ma il mio intento è quello di dimostrarvi come Eddison sia stato così accorto da spezzare l’assioma classico del fantasy. Quelli che tra di voi sono appassionati del fantasy sanno bene a cosa mi riferisco, ma per coloro digiuni di tale pietanza basti pensare al film “Il Signore degli Anelli”… focalizzato? Bene, dimenticatelo e pensate ad una storia in cui avvengono solo due prodigi (il primo a 2/4 del libro e il secondo nelle ultime pagine) e in cui i protagonisti incontrano solo due mostri (il primo è un nemico, il secondo un amico). L’aspetto soprannaturale permea tutto il racconto (una delle due fazioni che si contendono il dominio del mondo è costituita da demoni, si quelli con le corna, gli occhi rossi, ma questi non fanno magie, non dominano la fiamma, non sono immortali) in forma più psicololgica che altro. Le grandi imprese compiute dai protagonisti sono dovute al notevole spessore di questi: Eddison curò quasi maniacalmente questo aspetto. Avendone le conoscenze e competenze si è in grado di tracciare i profili psicologici. Fin’ora si è paralto di protagonisti, ma è riduttivo. Eddison mette al centro del racconto due casate antagoniste: i Demoni e le Streghe. I demoni sono la rappresentazione del valore e dell’onore cavalleresco, guerrieri imbattibili , incorruttibili, bellissimi e coraggiosi. Per dissipare ogni dubbio Eddison afferma (attraverso le parole del principe dei Demoni) che i Demoni non fanno uso della magia, perchè ritenuta disonorevole. Questa concentrazione di ideali stride se paragonata ai valori delle Streghe: assoggettamento, manie di grandezza, sterminio, disonestà. Attraverso le parole del rè delle Streghe, Eddison dice che la magia viene poco adoperata solo per il grandissimo rischio che l’utilizzo di questa ne comporta. Anche le Streghe annoverano tra le loro fila grandissimi guerrieri: la loro abilità nell’arte della guerra non è messa in discussione, ma tuto il resto sì. In questo contrasto si può vedere una rappresentazione allegorica del rapporto uomo-regno animale: l’uomo avrebbe le caratteristiche per eccellere in onore e valore, ma sprofonda nella meschinità surclassato per eleganza dalle altre forme di vita.
INFO SULLO STILE: per parlare dello stile bisogna concentrarsi sull’ambientazione, perchè l’autore esprime la propria individualità letteraria attraverso la descrizione. La bravura di Eddison e tale da tenere il lettore attento e ricettivo anche innanzi a 4 pagine di descrizione di un castello, di una stanza, di una battaglia. La prolissità descrittiva và interpretata positivamente, questo stile permette al lettore di vedere quello che accade più che immaginare. Questa grande capacità si fonde alle influenze della letteratura classica-epica, delle saghe nordiche e dello stile altisonante della letteratura del periodo elisabettiano. Eddison intercala con notevole frequenza citazioni dalle più disparate opere letterarie che lo hanno influenzato: Shakespeare, Omero, Coleridge, Esiodo, Christopher Marlowe e tanti altri. Attenzione il suo stile non è copiatura di stili di altri tempi, Eddison è riuscito a operare quel recupero tanto caro ai Romantici arricchendolo di modernismo e spirito critico.
INFO SUGLI APPARATI: introduzione, note e premessa hanno anch’essi un’ottima qualità. La premessa ad opera di Douglas E.Winter permette al lettore di percorrere, tipo colpo di pennello, la carriera di Eddison. Il resto degli apparati a cura di Paul Edmond Thomas teneteli seriamente in considerazione, perchè sono strumenti indispensabili per il pieno godimento e comprensione dell’opera. Un consiglio: l’introduzione leggetela alla fine altrimenti vi perderete i colpi di scena. Per quanto riguarda le note consiglio di leggerle tutte, c’è da imparare veramente tanto e la mancata considerazione di queste vi impedirebbe di capire molti passaggi e riferimenti letterari.
THIS IS THE END: Vi lascio con un brano tratto dal romanzo: “Noi, piccoli fligli della polvere, figli di un solo giorno, già carichi di tanti fardelli, ci carichiamo con i pensieri, le paure, i desideri e i toruosi disegni della mente, cosicchè invecchiamo prima del tempo e crolliamo esausti prima che il breve giorno sia trascorso e una falce finalmente ci mieta liberandoci da tutte le nostre pene”.
Che il Kaos sia con voi.

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