…se pensate che l’orrore sia solo quello tangibile, vi sbagliate…
Scenari deliranti, immagini sbiadite sul limitare tra incubo e realtà, creature bellissime e raccapriccianti, teorie immonde, esistenze cosmiche e tanto tanto dolore. Dolore per una realtà da cui lo scrittore si dissocia, perché percepita estranea alla sua esistenza. La gioia di vivere traspare dai suoi scritti come un’immagine demoniaca, perché come tutte le tentazioni proposte dai demoni nasconde un aspetto di immenso dolore.
Lovecraft grandissimo scrittore inventore del genere cosmichorror ha lavorato nelle prime decadi del 1900, snobbato dalla letteratura mondiale e come succede a molti grandi scrittori riscoperto postumo: anche il suo successo rispecchia il rapporto di Lovecraft con la realtà, un rapporto sfuggente e fuggitivo.
I suoi racconti più famosi sono quelli legati al Ciclo di Cthulu, essere abominevole e gigantesco relegato nelle viscere della realtà, incatenato negli abissi della dimenticanza, in un sonno irreale che aspetta di essere spezzato per portare sgomento, terrore e distruzione nella nostra realtà, per rimarcare che il Signore della realtà, il Grande Cthulu, stregone dei grandi antichi, è ritornato a risiedere sul trono del mondo. Proprio sui deliri, sulle figure abominevoli e sui Grandi antichi, esseri giganteschi di origine cosmica, relegati ai confini della tenebra, del tempo e dell’oscurità all’alba dei tempi che aspettano strisciando e in silenzio il loro ritorno per ripristinare il loro dominio su questo piccolo pianeta. Le tematiche di Lovecraft sono una trasposizione allegorica della sua visione della realtà, che a ben voler vedere non è nemmeno così distorta. Molti giudicano l’operato dello scrittore americano come il lavoro di un pazzo frustrato che non ha saputo farsi largo in un mondo a cavallo tra le guerre, ma il vostro Helrik ha un giudizio ben diverso: non sono un grande conoscitore di Lovecraft, ma ho letto alcuni suoi racconti, il "Ciclo di Cthulu" e non ultimo "Lo Straniero", opera allegorica autobiografica da cui si capisce come l’autore si senta uno straniero nella sua realtà, schermito e allontanato dai suoi cari, coetanei e contemporanei, alla fine il protagonista vede per la prima volta la sua immagine riflessa in uno specchio (mai vista nella sua vita) vedendo l’immagine di un mostro deforme. Un pazzo dissociato dalla realtà non penso riesca a dare così bene la sensazione claustrofobia di una realtò che tende ogni giorno sempre di più ad inghiottirci in un baratro di qualunquismo. Lovecraft riesce a rendere tutto questo grazie alla sua abilità di scrittore, avvalendosi di una prospettiva non convenzionale, ma centrando in pieno il bersaglio. Purtroppo “Lo Straniero” non fa parte della raccolta di cui vi parlo, ma è un ottimo preambolo per parlarne: l’angoscia che viene trasmessa al lettore ha anch’essa qualcosa di alieno, nel senso stretto del termine, infatti non si può certo dire che sarete terrorizzati dopo tali letture, ma vi renderete conto che vi è un tentativo d’istillare un domanda di portata cosmica, da parte dell’autore, nei confronti del suo pubblico: noi piccoli esseri le cui vite rappresentano nulla per la vita dell’universo,siamo sicuri che siamo fautori e padroni del nostro futuro? Dovremmo preoccuparci per la ricomparsa e l’avvento di orrori innominabili che attendono nell’ombra?.
Questo mio resoconto termina bruscamente in un turbinare di pensieri e meditazioni che meritano tempo e calma per essere assimilate: saranno solo racconti, ma l’inquietudine che trasmettono sembra avere radici antiche come il mondo e forse questo dovrebbe far riflettere.
Che il Kaos sia con voi.
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