I condannati di Messina

"I condannati di Messina" di Ben Bova
Casa editrice: Mondadori
Anno pubblicazione: 1972
Pag 150, costo 2?
Per più di cinquanta anni, Ben Bova ha scritto di fantascienza, permettendogli di conseguire la vittoria del nonfiction award circa la scienza, la tecnologia ed il futuro. Autore di più di 100 romanzi e nonfiction futuristici, Bova è stato coinvolto nella scienza e nell'alta tecnologia dagli inizi stessi dell' età dello spazio. Presidente emerito della National Space Society e uno degli ultimi presidenti della Science Fiction Writers of America, Bova è stato eletto membro dell'associazione americana per l'avanzamento della scienza (AAAS) nel 2001. I suoi grandi romanzi, quale LA GUERRA SILENZIOSA, MOONRISE, MARTE e SATURNO, uniscono romanzesco, avventura e il più alto grado di esattezza scientifica per mostrare come la razza umana si espanderà attraverso il sistema solare e l' effetto che avrà sulle vite e sulle società umane specifiche nell' insieme. I suoi libri di nonfiction, quali gli ECHI DEBOLI, STELLE DISTANTI ed IMMORTALITY, esposizione come la tecnologia moderna può essere usata per risolvere i problemi economici, sociali e politici. Nelle sue varie scritture, Bova ha predetto la razza dello spazio degli anni 60, i satelliti di energia solare, la scoperta dei prodotti chimici organici nello spazio interstellare, la realtà virtuale, la clonazione umana, l' iniziativa strategica della difesa (guerre delle stella), la scoperta di vita su Marte, l'avvenimento delle forze peacekeeping internazionali, la scoperta di ghiaccio sulla luna, la pubblicazione elettronica del libro ed il sesso di zero-gravità. Bova ha insegnato fantascienza all'università di Harvard ed al planetarium di Hayden a New York City, in cui inoltre ha diretto corsi di cinematografia. Ha ricevuto il suo dottorato in educazione nel 1996 dall'università del litorale della California, un master del grado dell'arte nella comunicazione da parte dell'università di stato di New York a Albany (1987) e una laurea in giornalismo dalla Temple University (1954). Tratta spesso il soggetto del raggiungimento dell'immortalità dell'uomo, l' effetto della scienza sulla politica (e viceversa), esplorazione e sviluppo dello spazio, il mestiere di scrittura e la ricerca di vita extraterrestre. Ha lavorato con registi e produttori televisivi quali Allen Boscoso, George Lucas e Gene RoddenBerry. Era l'analista di scienza sulle notizie della CBS ed è comparso frequentemente sul Good Morning America e la Today Show. Era direttore editoriale di Omni Magazine, prima, redattore di Analog Magazine. Ha ricevuto il Science Fiction Achievement Award (il famigerato premio "Hugo") come miglior redattore per ben 6 volte. Bova nacque a Philadelfia ed ha lavorato come reporter per parecchi anni prima di unirsi al Project Vanguard (il primo programma americano riguardante il lancio in orbita di un satellite). I suoi articoli, parti di opinione e revisioni sono stati pubblicati da Scientific American, Nature, The New York Times, The Wall Street Journal e molti altri giornali e magazine. È un membro del consiglio superiore della società nazionale dello spazio e d AAAS.
"Il mondo non si preoccupa certo di quattro gatti di scienziati. Non facciamo notizia, noi. Non siamo personaggi importanti, come le stelle della Tri-Tv o i giocatori di calcio". Appena entrato nel vivo del romanzo l'autore descrive lo stato dell'immagine del ricercatore: una sorta di presenza eterea, perchè non considerato come persona (quindi fruitrice di diritti). Il vero protagonista, la vera trama del libro è quella sociale, quella sottile linea che unisce le 150 pagine, questa linea cambia direzione e alla fine con uno sguardo grandangolare si riesce a scorgere la figura mostrata: il ricercatore nei suoi aspetti umani, professionali e sociali. Questa non è certo l'unico ingrediente, anche se è già tematica degna di nota e decisamente interessante. Focalizziamo l'ambientazione: siamo nel futuro (sapete quel futuro della fantascienza di metà secolo scorso, quella fantascienza senza tempo che aveva la pretesa di far luce sul futuro... a volte con successo?), la terra è al tracollo ecologico, sociale e demografico, ma le guerre non esistono più, le armi sono sparite e vi è un unico potere politico a governare, il governo centrale di Messina. Curiosa la scelta dello scrittore nel locare la sede del governo. L'assenza di note biografiche non consente di conoscere le generalità dell'autore, ma facilmente ne intuiamo la provenienza. Comunque a Messina c'è l'ufficio del presidente generale ed è da queste stanze che verrà presa una decisione assoluta e terribile. L'evento che innesca la trama del libro si basa su questi presupposti: la società è in bilico tra una popolazione (in netta minoranza) istruita, benestante e parzialmente soddisfatta e un esercito di persone ignoranti, rozze, quasi allo stato primitivo. Cosa fa si che la situazione rimanga tale e che i "barbari non scendano dalle alpi"? La disparità sociale, l'evidente discrepanza culturale. Allora cosa succederebbe se si desse la possibilità a tutti di avere una progenie ugualmente intelligente, perspicace, cosa succederebbe se le genti potessero pensare che la vita è possibile in altre parti dell'universo. Ovviamente la conseguenza sarebbe la rivoluzione... questo per il governo centrale. Allora se mettiamo sull'altro lato della bilancia l'imminente divulgazione di scoperte scientifiche che potrebbero rendere realtà le ipotesi d'instabilità sociale, quale sarebbe il risultato della nostra equazione. Esilio permanente di tutti i più grandi scienziati.
Non so voi, ma io ho sentito un tuffo al cuore leggendo questo libro. Ok mi sono sentito tirare in causa appartenendo alla categoria, ma oltre a questa futile motivazione ho riflettuto su due concetti. Quando Bova scrisse il romanzo girandosi si vedeva dietro l'angolo la guerra fredda e girandosi di 180 gradi si immaginarono le strabilianti potenzialità dell'applicazione delle scoperte scientifiche. Cosa pu? spingere un uomo a rifiutare una così positiva prospettiva? Potremmo dire che alla luce dei nostri tempi Bova risulta essere una sorta di profeta, non perchè vi è in atto una sistematica eliminazione delle punte di testa della scienza mondiale, ma perchè l'applicazione della scienza ha portato parecchie spiacevoli conseguenza. Ma Bova non aveva il quadro d'insieme.
Altro aspetto sorprendente è l'immutabilità dei luoghi comuni: lo scienziato è da sempre visto come un personaggio misterioso, solitario, paria della società e da essa distaccato. Bene con questo romanzo la tesi viene confermata, così come nei dialoghi di tutti i giorni in cui i protagonisti sono gli uomini e le donne di scienza.
Bova condisce con un altro ingrediente la sua ricetta, ingrediente oramai abusato dalle produzioni cinematografiche, ma insolito per la letteratura scientifica: l'amore quasi platonico tra il protagonista (Lou) e uno dei due coprotagonisti (Bonnie). Nonostante le storie d'amore oggi giorno siano fin troppo presenti ne "I condannati di Messina" non disturba, anzi funge da piacevole elemento di transizione in quei punti dove l'atmosfera diventa troppo claustrofobica.
La claustrofobia culturale, da sempre tematica cara all'uomo illuminato, dotto, libero, permea il romanzo e come un portabandiera ferito fa sventolare il suo vessillo per mostrarlo all'umanità, forse per concederci alcune pagine per riflettere sul cosa siamo capaci di fare e cosa siamo capaci di soffocare: la libertà.
In chiusura mi sta a cuore fornirvi elementi di riflessioni in forma di estratti:
"...Ma credete sul serio che quel formicaio di bilioni di abitanti della Terra si preoccupi per un gruppetto di scienziati e di tecnici?..."
"...La gente è abituata a parlare di miracoli della scienza. E' raro che li veda diventare realtà."
"...Abbiamo assoluto bisogno della stabilità, A qualunque costo. Le previsioni degli elaboratori e dei nostri migliori pianificatori sociali giungono, tutte, alla stessa conclusione: se non abbiamo la stabilità, questo nostro mondo sovraffollato precipiterà nel caos, con tutte le sue conseguenze: fame, malattie, guerre, barbarie. Senza stabilità, ci autodistruggeremo e inoltre avveleneremo totalmente questo pianeta...Il prezzo che dobbiamo pagare per avere la stabilità, è il progresso. Voi e il vostro lavoro siete parte di quel prezzo..."

Che il Kaos sia con voi.
Helrik

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