Gli Hideous Divinity sono un’altra band micidiale che la nostra terra annovera tra le proprie legioni del Death Metal. Un debutto che proietta i nostri già ai “piani alti” uscendo per Unique Leader Records e, si spera, darà subito la giusta luce ai nostri per farsi largo nella scena mondiale.
Headbang ha raggiunto gli “Enrico” del gruppo, rispettivamente Schettino (fondatore e chitarrista) e Di Lorenzo (cantante), che in una piacevole chiacchierata hanno presentato il gruppo e parlato, senza tanti complimenti, anche di altre questioni.
Buona lettura.
Salve ragazzi, è un piacere avervi sulle nostre pagine. Direi d’iniziare presentando gli Hideous Divinity dato che siete un gruppo – relativamente – nuovo…
Enrico S.: Ufficialmente il gruppo nasce alla fine del 2007, con un promo di due pezzi (“Sinful Star Necrolatry”) e una formazione di due session e il sottoscritto che viveva ancora in Norvegia. Le cose rimangono in standby, finché non rientro in Italia nel 2009, prendo nuovamente parte agli HOUR OF PENANCE che poco tempo dopo mi danno il benservito per motivi mai meglio chiariti. A quel punto avevo la possibilità di dare agli HIDEOUS DIVINITY una vera e propria lineup: non è stato facile trovare la gente giusta, ma sono stato doppiamente fortunato. Questo perché Fabio, Enrico “H”, Flavio e Mizio non sono solo degli ottimi musicisti, ma anche delle persone degne… un’esperienza che dopo i miei ultimi trascorsi nell’ambiente aveva dell’incredibile.
Obeisance Rising è il vostro debutto via Unique Leader Records, subito un etichetta prestigiosa per voi: come vi trovare con loro?
Enrico H.: Ovviamente è presto per tirare delle conclusioni, ma al momento ci stiamo trovando bene. Come hai detto tu, si tratta di un’etichetta prestigiosa che ha deciso di investire su un gruppo al primo full length, dobbiamo riconoscergli un bel coraggio indubbiamente!!
Parliamo un po’ del disco, ovviamente. Da subito mi ha colpito lo splendido artwork: chi l’ha creato?
Enrico H.: L’immagine di copertina è stata disegnata (si, c’è ancora chi disegna) da Marchello Baltadjiev (hypercuts@live.co.uk), un giovane artista di Londra. Abbiamo visto i suoi lavori on line, gli abbiamo proposto di lavorare per/con noi e ne è stato entusiasta. Era alla sua prima esperienza con un album death metal e, a giudicare dalle reazioni del pubblico, non sarà certo l’ultima!! Le foto sono opera di Novakova Photografer (novakova.photo@gmail.com), volevamo qualcosa che non fosse la classica foto in posa da cattivi e che avesse senso con il concept dell’album… missione compiuta direi!!
A livello lirico, invece, possiamo dire di ascoltare un vero e proprio concept o, diciamo, è più un ispirazione generale al film Essi Vivono (They Live, del 1988, diretto da John Carpenter)?
Enrico H.: Assolutamente si, il disco è interamente ispirato a quel capolavoro tuttora di amarissima attualità. Non si tratta di un “riassunto in musica” del film, anzi, abbiamo anche peccato di lesa maestà modificandone il finale. Anche in questo caso abbiamo pensato sarebbe stato meglio celebrare una bella opera d’arte piuttosto che tirare giù sproloqui su carne maciullata, bestemmie e pseudo riflessioni filosofiche sulla libertà di pensiero e di coscienza.
Il sound dell’album è in linea con gli standard elevatissimi che ormai sono la consuetudine: dov’è stato registrato
Enrico H.: E’ stato registrato ai 16th cellar studios di Stefano Morabito. Stefano è una di quelli che gli “standard” li ha elevati in prima persona, contribuendo alla nascita di quel sound che anche all’estero ormai viene definito come “Italiano”… senza quella SACROSANTA accezione di disprezzo di qualche anno fa…
Ultimamente sono usciti diversi album di spessore dalla nostra scena Death: l’ultimo che mi è passato per le mani - ma ce ne sarebbero diversi da menzionare - è quello degli Antropofagus, un come back, Architecture of Lust, davvero micidiale. Voi, a parer mio, avete un sound più complesso e tecnico che brutale: come e chi scrive il materiale in casa Hideous Divinity?
Enrico H.: I brani nascono dalla penna dei due chitarristi Enrico Schettino e Fabio Bartoletti e vengono poi elaborati ed arrangiati dal gruppo tutto. Cerchiamo di prendere il massimo dall’approccio “salettaro” di prove su prove integrandolo con tutto quello che la tecnologia ha da offrirci. Ormai è possibile arrivare in studio con mille provini casalinghi dei brani… e la maggior parte di questi provini 10 anni fa sarebbero stati considerati delle buone produzioni. I due vecchietti del gruppo (Enrico S. e Enrico H.) ancora si stupiscono di questa cosa, ahahahah.
Recentemente ho avuto modo di comprare il vostro disco con tanto di maglia: prezzi veramente convenienti, tra l’altro. La scelta di tenere basso il prezzo credo sia, tra le altre cose, per invogliare all’acquisto in questi tempi di crisi: cosa ne pensate dell’andazzo generale? Roadrunner che chiude gli uffici mantenendo aperti solo quelli in USA, il download illegale che sembra mietere sempre più vittime e, diciamocelo, anche un po’ la mentalità della gente che si lascia ben prendere dal “che lo compro a fare quando lo posso avere gratis”…
Enrico H.: L’industria discografica ha semplicemente tirato troppo la corda e ora ne paga le conseguenze, o meglio: si reinventa, basta guardare i negozi on line delle case discografiche metal… vendono più magliette che dischi, ahahah. Il download illegale ha il merito di aver inferto un duro colpo alla mafia discografica, inoltre ricorda molto la diffusione delle cassette copiate negli anni 80/90, che tutto sommato ha sempre aiutato la diffusione della musica. Certo, il paragone è una forzatura enorme e stiamo sostanzialmente parlando di un furto… ma a noi piace pensare che chi scarica un album lo faccia per valutare ed eventualmente acquistare non a scatola chiusa, cerchiamo solo di rendere l’acquisto un salasso meno pesante. Certo, se i siti di download illegale dove il nostro disco è spacciato evitassero di sbagliare i titoli delle canzoni saremmo tutti più contenti, ahahah.
State cominciando a macinare i primi di live a supporto del debut: com’è la situazione locali, opportunità e tutto quanto concerne l’aspetto dei live in Italia?
Enrico H.: L’Italia è un paese anomalo. Sia come organizzazione che come pubblico. E’ facile imbattersi in picchi di entusiasmo spropositati come in porte chiuse in faccia in nome di non si sa bene cosa. E’ molto più facile organizzare qualcosa di dignitoso all’estero che in patria. Recentemente abbiamo suonato a Milano a quella che rischia di essere l’ultima edizione del Tattoo Deathfest, un festival bellissimo che rischia di chiudere i battenti per le troppe difficoltà che hanno portato alla disperazione degli organizzatori. Senza contare alcuni atteggiamenti balordi in cui noi italiani non vogliamo essere secondi a nessuno: l’anno scorso, ad esempio, con grossa sorpresa di tutti (noi in primis) abbiamo suonato all’Inferno festival di Oslo con bands come Napalm Death, Immortal e Meshuggah. Come? Abbiamo spedito un demo alle selezioni, ci hanno scelto e ci hanno pagato il giusto. Riesci a immaginare la cifra che avrebbero CHIESTO se fosse stato un festival italiano? (cifra che qualcuno avrebbe sicuramente sborsato…)
Piani futuri? Cosa bolle in pentola?
Enrico H.: Stiamo organizzando date promozionali per Obeisance Rising, è ancora presto per i dettagli. Al momento possiamo dirti che siamo in trepidante attesa della data romana del 24 Giugno dove suoneremo con i Dr. Gore, gli In case of Carnage e i grandissimi Antropofagus!!
Ultimamente cosa passa nel vostro lettore e quali sono i dischi che raccomandereste a prescindere dal genere?
Enrico H.: Architecture of Lust che hai appena citato!!! Gli Antropofagus sono tornati con un album stupendo!!! Inoltre Mythmaker degli Skinny Puppy e moltissimo Fred Buscaglione (il più estremo di tutti).
Enrico S.: Ultimamente sto ascoltando a ruota “Prowler In The Yard” dei Pig Destroyer e “Smear Campaign” dei Napalm Death, due gemme moderne di un glorioso genere antico.
Questo direi che è tutto, grazie mille per l’intervista! A voi le ultime parole…
Enrico S.: Citando dei grandi artisti del nostro tempo, speriamo che siate tutti concordi a dirci che “suoniamo male da Dio!”.
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