Titolo originale: Gioventu' Cannibale
Autori: Ammaniti, Luisa Brancaccio, Paolo Caredda, Matteo Curtoni, Matteo Galiazzo, Massimiliano Governi, Daniele Luttazzi, Stefano Massaron, Aldo Nove, Andrea G. Pinketts e Alda Teodorani
Casa editrice: Einaudi
Anno pubblicazione: 1996
Mi dissocio dall'attribuire un'etichetta adesiva/genere a questa raccolta di racconti. Niente Punk, niente Splatter, niente Noir. Niente, poi gli adesivi sono difficili da strappare, perchè la colla si eternalizza e non si riesce ad avere opinioni che non siano della soggettivita' collettiva. Questa antologia degli anni novanta racconta dello smembrare, dello scorticare, dello scuoiare ovvero racconta di quello che facciamo tutti i giorni a noi stessi, agli altri e ad un elenco infinito che segue nell‘immaginario tangibile. Senza forzare l'interpretazione oltre i confini del moralismo, tra cosa sia bene e cosa sia male (rispetto a cosa/chi) mi è evidente come questi racconti siano una rappresentazione sociologica dell'atroce vivere quotidiano. La quotidianita', una commedia isterica e sanguinante calde gocce d'impulsivita' sul raziocinio il quale, inevitabilmente, cerca di sopravvivere combattendo ogni giorno contro la corruzione delle ideologie, contro i compromessi, contro i soprusi, contro lo scuoiamento delle nostre credenze in brandelli colorati da jingle pubblicitari coperti da poster politici scarabocchiati ed identificati da ritornelli estivi ri-morti. La quotidianita', una recita mediocre recitata da attori sempre insoddisfatti, sempre alla ricerca di forti emozioni e/o stordimenti, sempre al confine tra l'eccesso in una vita e lo sfogo in una doppia vita mentre la scenografia della semplicita', invisibile e pesante, piomba loro addosso. Il macello esteso della Realta'-Societa' che è (e)voluta ha tappeti sfilacciati all'ingresso e brandelli in cui inciampare piu' in la': membra, pelle, vasi sanguigni, muscoli, occhi. Bisogna perdere parti di sè, se si vuole restare al passo con i tempi, come dopo un adattamento genetico ad un territorio ostile. Oltre il concetto di scuoiamento, da questi racconti altri spunti di riflessione potrebbero essere in ordine casuale: il Tg, la perversione, l'indifferenza, la frenesia, Fatebenefratelli, il fanatismo con maschera religiosa, l'evirazione, un borghese drogato, la denigrazione, il frullatore Moulinex, un grido che passa attraverso le orecchie tappate, la pastina colorata con l'Uniposca, i discorsi insensati, i finti ideali, un sabato all' ipermercato, Ok il Prezzo è Giusto, una prostituta sulla strada, gli abusi, Un Due Tre Stella, l'alibi, il ricatto, il liquido seminale, la claustrofobia, gli psicofarmaci, etc. Ed il peggio è in via di peggioramento.
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