Serata all'insegna dell'oscurità quella che rappresentava il secondo appuntamento stagione della neonata FRANTIC FACTORY (http://www.facebook.com/thefranticfactory) presso il Tipografia di Pescara al solito locale estremamente accogliente per serate live.
Il grande sforzo profuso dai ragazzi che cercano di riportare serate di grande livello in una scena, quella pescarese, notoriamente più adepta ad altri tipi di sonorità, continua insomma a concretizzarsi con grande piacere e con tante novità destinate a diffondere il verbo musicale "alternativo" alla collettività, prezzi popolari in primis...del resto la serata era di quelle da far venire l'acquolina in bocca: quattro bands di livello alla modica cifra di 5 euro (costo del biglietto), e come se non bastasse a disposizione il "Frantic Promo Pack" acquistabile dalle 22 alle 23 che, al costo di 10 euro, da diritto a 3 drinks. In totale fanno insomma 15 euro per concerto e consumazioni, il piatto ideale per una serata perfetta.
Ma non sono certo solo queste le "leve" su cui la Frantic spinge ma, soprattutto, è la qualità musicale a farla da padrone. Dopo la serata "alternative" che ha contraddistinto l'appuntamento di gennaio in cui protagonista fu Simona La Muta aka Aquefrigide, headliner della seconda serata sono i Forgotten Tomb band di spicco della scena "depressive" tricolore riconosciuti ormai come consolidata realtà a livello internazionale, frutto di anni di onorata carriera e di album al solito impeccabili, che con gli ultimi lavori si sono spostati verso sonorità più affini ai primi Katatonia ma che rappresentano sempre una validissima realtà.
Ma una delle caratteristiche peculiari di questi appuntamenti è sicuramente la grande qualità in generale, e pertanto la Frantic non si fa scappare nulla nemmeno per quanto riguarda i gruppi di supporto... La serata dedicata al sound più "nero" pertanto è completata dalla partecipazione dei forlivesi Abaton e di due bands locali, il blacksters Black Faith ed i Garden of Autumn band pescarese dedita ad un avantgarde-gothic affini a Ulver e compagnia.
E sono gli Abaton i primi a salire sul palco; la band emiliana si presenta così come la conoscevo, forse anche meglio! Sound putrido e disperato, un mix perfetto di sludge duro e puro e black metal, il tutto riletto in una chiave tipicamente hardcore che rende ancora più dura e veloce la proposta dei nostri.
Lo spettacolo è tutto un programma e la furia compositiva della band viene sparata in faccia agli spettatori con una perizia tecnica di assoluto valore.
Protagoniste per l'occasione le tracce di Hecate debutto discografico degli Abaton targato 2011. Un mix di disperazione e furia assoluta estrinsecata da una sezione ritmica travolgente e dalla doppia voce del duo Petrini-Sassi rispettivamente alla prese con screaming e growling.
Le chitarre sono quelle tipiche dello sludge: pesanti, marce ma allo stesso tempo taglienti e veloci.
La scaletta varia così tra le varie My Helvete, Exceeds, Too Close Fire Epilogue of Beginning e via dicendo, mostrando una band matura e perfettamente a suo agio nell'ambito live che nella mezz'ora a disposizione ha letteralmente devastato i timpani del pubblico a dire il vero ancora un pò freddino anche perchè non ancora particolarmente folto a livello numerico (sono pur sempre le 22).
Terminata l'entusiasmante prestazione dei forlivesi, dopo il necessario "break tecnico" scandito dalle note dark-gothic del dj set a cura de Il Vescovo & Miss Viola Vlad, i secondi a salire sul palco sono i pescaresi Black Faith.
La band, nata diversi anni orsono come cover band dei Marduk propone un black metal che più classico non si può con tanto di face-painting e luoghi comuni del caso.
Da un punto di vista musicale la loro proposta pone le radici verso quelle sonorità tipicamente svedesi del genere, degna eredità di quanto proposto agli inizi.
I pezzi ne sono ovviamente la logica risultante che i nostri ripropongono con fiera coerenza e passione. Ovviamente un'esibizione dei Black Faith è la classica "only for fans". I pezzi non sono male ma a livello di suoni la prestazione del Tipografia non sarà certo di quelle da ricordare.
My Walk in the Dark e Jubilate Diabolo sono lì a rappresentare l'essenza di una band tanto scontata quanto genuina ed onesta, che chiude la propria esibizione omaggiando i Bathory ed il compianto Quorthon.
Una prestazione che avranno sicuramente potuto meglio apprezzare i più adepti a queste sonorità.
Ancora un breve break ed inizia a salire la temperatura. Sul palco salgono i Garden of Autumn ultima band di supporto agli headliner di turno.
Certo, visto il sound proposto la band pescarese non si presta particolarmente all'esibizione live ciò non toglie che la prestazione sia stata più che soddisfacente riuscendo ad esprimere al meglio la magniloquenza di una musica capace di mischiare gothic e doom con l'elettronica.
Con Giorgio Grimaldi alla voce e alla tastiera la band ha ripercorso la propria discografia fatta di due demos autoprodotte e di un full, Hymns of Moning and Liberty pubblicato tre anni orsono dalla Black Desert.
Ottima la prestazione vocale fatta di voce pulita con sporadici inserti in growling, perfetta tecnicamente parlando quella del resto della band capace di riproporre in maniera più che degna le atmosfere generali tipiche di un album dei pescaresi.
Conclusa l'esibizione si entra nel vivo della serata, a salire sul palco sono i Forgotten Tomb.
La band dell'allucinato Herr Morbid è tirata a lucido ed "aggredisce" subito il palco come solo dei musicisti di grande esperienza sanno fare.
L'opener serve subito a sciogliere gli animi del pubblico presente con cui si instaura subito un grande feeling; a Reject Existence è attribuito subito questo merito, pezzo presente nell'ultimo Under Saturn Retrogade (2011) che si presta particolarmente all'esibizione live.
Sembrano lontani i tempi della lentezza di Springtime Depression ma non per questo i Forgotten Tomb hanno mutato di una virgola il proprio appeal "depressivo".
Il pubblico è subito in estasi e l'esibizione prosegue con tutti i classici della discografia della band che va a toccare tanto i pezzi del fortunato Springtime Depression quanto le ultime produzioni soffermandosi soprattutto sull'ultimo lavoro ovviamente promosso alla perfezione da una band che ha mostrato in ambito live tutta la propria carica esplosiva.
L'ultimo atto della serata chiude così una data organizzata alla perfezione dalla Frantic che fa un'ulteriore passo in avanti rispetto alla data precedente in termini tecnici e di organizzazione.
Ma la serata non termina certo qui: dall'una parte infatti il "free entry" e subito dopo l'esibizione dei veneti, spazio di nuovo al dj set dark/industrial/new wave/goth rock con la "Latex Night" a cura de Il Vescovo & Miss Viola Vlad.
Adesso spazio alla prossima data quando l'8 marzo saliranno sul palco del Tipografia gli svedesi Siena Root, un'altra grande occasione per godersi musica di alto livello e degno antipasto di quella che sarà la data di aprile in cui al Tipografia si chiuderà il classico appuntamento con il Tube Cult Fest, ormai appuntamento annuale fisso da quattro anni a questa parte dedicato allo stoner in tutte le sue sfaccettature, in cui protagonisti saranno gli statunitensi Karma to Burn. Cosa chiedere di più???
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