"Le Due Vite di Dream" - Dylan Dog n° 223
Copertina: Angelo Stano
Disegni: Luigi Piccato
Soggetto e sceneggiatura: Pasquale Ruju
L’unione fa la forza non è solo un luogo comune, questo numero lo dimostra. La coppia Piccatto- Ruju ha sfornato un ottimo prodotto pasquale e, non da meno, Stano ha realizzato un quadro più che una copertina. I presupposti per una buona recensione ci sono vediamo come continua. Temi portanti l’aldilà, la dimensione onirica, l’inadeguatezza alla vita e gli inferni. Ho forse sbagliato? No, perché nella concezione dylaniata dell’aldilà non vi è spazio per il paradiso, cari metallari. Dopo la morte l’anima ha due possibilità: il limbo (vedi numero 122) o gli inferni (vedi numero 46). Sul concetto d’inferni vale la pena impiegare due parole: nella visione comune la strada verso l’aldilà è duplice, giusto perché la visione antropocentrica della lotta degli opposti permea ogni argomento, abbastanza in senso esteso a molte religioni. La Bonelli volle distaccarsi da questa icona. Si dice sempre che la vita è un inferno, quindi per coerenza anche dopo andremo all’inferno e a seconda della vita condotta si andrà in un inferno diverso, come se fossero tante dimensioni, più o meno parallele, in sintonia con il passato stile. Immancabili gli strampalati personaggi che regolano e governano questi mondi. L’inferno presentato in questo numero è singolare per la storia del fumetto, ma di evidente banalità rispetto all’immaginario comune. Il buon Piccatto, utilizzando non omogeneamente uno stile evanescente, aiuta il lettore a viaggiare con la mente per portarlo verso altri lidi e con buon successo. L’effetto ottenuto è quello della visione di una persona che si è appena svegliata. Il particolare stile di Piccatto (marcata ed accanita presenza del chiaro scuro che ben testimonia come il disegnatore preferisca utilizzare il carboncino su carta a grana grossa) mette quasi sullo stesso piano le diverse illustrazioni, l’unica degna di menzione è l’ultima a pagina 94 (mi piacerebbe sapere se ricorda solo a me S. Giorgio e il drago). La scelta dello scontato nome della protagonista, Dream, stona rispetto la scorrevolezza e la bellezza della storia, però la sua caratterizzazione psicologica compensa. Molto curato anche il profilo psicologico dell’antiprotagonista, indubbiamente alla Bonelli tali analisi sono spesso condotte con puntigliosa precisione mostrando la professionalità degli sceneggiatori. Questo numero non è sicuramente un capolavoro, però rischia di passare alla storia della serie per un evento eclatante: tutti i lettori dylaniati sono soliti immaginare e aspettare il solito momento di sesso, non tanto per voyeurismo, ma per abitudine. Avete capito, in questo numero Dylan non si porta a letto la sua cliente, come mai? In questo plot sarebbe apparso pesantemente fuori luogo, proprio per l’impostazione eterea e onirica. Una scena di sesso e quanto di più materiale possa esserci, quindi il contrasto prodotto avrebbe generato uno stridio tale che il lettore avrebbe dovuto tapparsi le orecchie. Mi si potrebbe obbiettare che anche e soprattutto le scene di violenza hanno una notevole dimensione materiale, però al contrario del sesso sono perfettamente accordate con la storia e poi diciamolo, la maggior parte delle scene di sesso delle storie dell’indagatore dell’incubo vengono messe come ingrediente segreto ed immancabile della storia, senza alcuna finalità narrativa (eccetto rari casi). Purtroppo quanto appena riportato non segna un primato nella serie. Rileggetevi il numero 74 (“Il Lungo Addio”). Vi lascio con questa freddura di Groucho: “Che succede, capo? Adesso stendi le clienti ancora prima che ti assumano? Di solito lo fai subito dopo…”.
Che il Kaos sia con voi.
Per inserire un commento devi essere registrato.
Clicca qui per registrarti oppure effettua il login.