District 9

District 9

Regia: Neil Blomkamp
Anno di produzione: 2009
Durata: 112'
Genere: action-movie, fantascienza
Paese: Usa


District 9 ha due grossi punti a suo favore: a) non è un film politico b) non fa ridere. Se osservando il trailer ci si aspettava una sorta di fusione tra il capolavoro (fantascientifico e pornografico) Starship Troopers e Cloverfield, il prodotto finito ci restituisce invece qualcosa di totalmente diverso. Guadagnando ulteriori punti.

Prima di tutto a livello di linguaggio: D9 è la perfetta fusione tra mockumentary e action della nuova generazione. Il giovanissimo Neil Blomkamp (30 anni) riesce a unire con un fil rouge indissolubile il realismo della tv verità e le suggestioni della narrazione videoludica, passando dal collage di interviste/riprese a mano/scritte in sovraimpressione della prima metà alle soggettive ipercinetiche della seconda. Immergendo poi il tutto in un mondo violento, concreto e dannatamente sgradevole. Dove sta allora la differenza con il sommo olandese Paul Verhoeven? Semplice, nell'empatia.

Nessun tipo di distacco, nessuna strizzatina d'occhio, nessuna citazione. D9 è la storia di un uomo piccolo e fastidioso (razzista, capace di fare carriera solo per le parentele, petulante) che si trasforma in un eroe, rivelandoci piano piano la sua profonda umanità e la sua grandezza. A parte il magnifico pretesto iniziale e l'ambientazione inusuale (neppure troppo, se si pensa alla provenienza del regista) a livello di scrittura non abbiamo nulla di nuovo (capirete come si conclude il film già prima che finisca il primo tempo), ma era tempo che nessuno si prendeva la briga di tratteggiare la figura dell'eroe in maniera tanto disperata e melodrammatica. Non pensate al sorriso sornione di Bruce Willis in Armageddon, qui il martirio è reale. Puzza di sangue, piscio e polvere. Non c'è nulla di piacevole in tutto ciò. Prendete l'annicchilente mancanza di retorica di Tropa de Elite (uno dei miei dieci film preferiti di sempre) e immaginatevene le conseguenze diammetricalmente opposte.

Geniale la scelta di dare un nome umano (Christopher) all'alieno protagonista, antitesi della controparte terrestre. Padre affettuoso, valente scienziato, sempre ripreso a figura intera e dotato di movenze più che umane. Anche in questo caso l'empatia è assoluta.

Concludiamo con un comparto tecnico di livello assurdo (le movenze del mecha sono impressionanti per antropoformismo) e colonna sonora da tuffo al cuore (oltre che lezione della vita per chi pensa che le marcette pompose e i riffacci metal siano l'unico modo per gasare lo spettatore).

A quando la petizione per dare in mano a questo Neil il live action di We3?

Commenti
Faust
Faust ha scritto 3 anni fa:
...voglio andare a vederlo!
OurLadyOfAnnihilation
OurLadyOfAnnihilation ha scritto 3 anni fa:
fantastico, mi ha davvero stupito perchè partivo con quallche pregiudizio, invece è di un originalità pazzesca, splendidoo!

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