Con l’uscita di Belo Dunum – Echoes From The Past, i bellunesi Delirium X Tremens hanno fatto un importante passo avanti, proponendoci un album maturo e che sicuramente ripagherà i nostri al meglio. Headbang non ha perso l’occasione di parlare con Pondro, bassista e membro fondatore, in una piacevole chiacchierata che non mancherà di fare luce sul nuovo album e non solo.
Cominciamo quest’intervista chiedendovi un breve riassunto della vostra storia, per chi non vi conoscesse, e come avete passato questi quattro anni di silenzio che separano il nuovo album dal predecessore, CreHated From No_Thing?
I DXT nascono ormai nel lontano 1998 come nucleo iniziale dal quel siamo rimasti solo io (Pondro - bassista) e Ciardo alla voce. Solo nel 2003 però abbiamo iniziato a fare sul serio ed abbiamo pubblicato il nostro mini cd d’esordio CyberHuman seguito nel 2007 da CreHated From No_Thing uscito per etichetta italiana Punishment 18 Records. Durante gli anni abbiamo avuto il privilegio di suonare veramente tantissimi concerti alcuni dei quali con band di prestigio come Belphegor, The Haunted, Asphyx, Massacre e Necrodeath. I quattro anni che sono passati tra il nostro debutto discografico e il nostro nuovo disco li abbiamo passati così, suonando un sacco di concerti e componendo Belo Dunum – Echoes From The Past.
Nella vostra carriera musicale avete sempre basato il vostro suono ed immagine su quella componente “tecnologica” che vi ha marchiati a fuoco, mentre oggi vi troviamo totalmente cambiati (cosa che, vedendovi nelle nuove foto, mi ha particolarmente rallegrato, ma queste sono questioni – anche - personali… ). Storie, tradizioni dalla città di Belluno e dalle solenni Dolomiti (ma non solo), un salto nel passato che tocca particolarmente chi vive in queste lande, ma che dovrebbe interessare comunque ogni persona. Quindi, come riporta la scritta sul libretto “Ora dimenticate il vostro presente e ascoltate il passato”, raccontatecelo voi questo passato, raccontateci la nascita di Belo Dunum e del cambiamento, massiccio, avvenuto in casa Delirium X Tremens.
Belo Dunum è stato un parto lungo e complesso ma anche ragionato e ponderato in ogni suo aspetto. Al momento di scegliere gli argomenti per il nuovo album ci siamo trovati ad un bivio, o continuare sulla strada intrapresa o svoltare e creare qualcosa di nuovo e diverso. Alla fine abbiamo scelto la seconda possibilità anche se ciò ha significato cambiare alcuni elementi sia a livello di sound che a livello di immagine. La composizione del disco ci ha portato via quasi tre anni durante i quali abbiamo messo tutto noi stessi nelle canzoni che potete ascoltare, tre anni dove ci siamo immersi nelle storie passate della città di Belluno, leggende o storie reali ma sempre e comunque episodi che hanno segnato la vita dei nostri nonni e che ancora oggi sono riscontrabili nel nostro territorio. Tuttavia tra CreHated From No_Thing e Belo Dunum c’è comunque un legame, nel disco di debutto parlavamo del nostro odio verso l’utilizzo della tecnologia, in questo album glorifichiamo il passato quando la vita era più semplice e quando la tecnologia non era parte della vita dell’uomo, un periodo in cui la vita soprattutto in montagna però era davvero difficile e metteva a dura prova le persone.
Belo Dunum vive bilanciato tra Death Metal, strumenti tradizionali e cori alpini, arrangiamenti “vecchio stampo” sicuramente non comuni in queste sonorità ed in linea con tutto il concept del disco: come avete realizzato il tutto (strumenti tradizionali compresi)? Vi ha portato via molto tempo?
Quando abbiamo iniziato a comporre l’album abbiamo prima di tutto individuato quale doveva essere il concept da seguire, da li abbiamo iniziato la composizione vera e propria e ci siamo accorti che le canzoni erano belle ma ci voleva qualcosa che le rendesse uniche, che le caratterizzasse e le rendesse perfettamente aderenti alla nostra idea iniziale. Abbiamo iniziato a studiare gli arrangiamenti dei singoli strumenti prima utilizzando una tastiera ma poi abbiamo voluto avvalerci per quanto possibile di strumenti veri e di persone altrettanto vere e soprattutto bellunesi come noi. Abbiamo così chiesto a Paolo Mecca di suonare per noi la fisarmonica, a Fabio Sparano una parte di contrabbasso. Il flauto lo ha suonato Ciardo invece. Per i cori poi ci siamo avvalsi dell’aiuto di Lorenzo, nostro ex chitarrista, che ora canta in alcuni cori locali. Il tutto è stato molto impegnativo e ci ha portato via veramente moltissimo tempo ma è stato anche un lavoro stimolante che ci ha fatto crescere come musicisti e ci ha permesso di scoprire un mondo diverso a livello musicale. E’stata insomma un esperienza davvero grandiosa.
Credo che il nuovo lavoro sia un netto passo avanti dal – già buono – passato, sia per la scelta di porvi in queste nuove vesti (sicuramente qualcosa di più originale) ma soprattutto nella musica, più scorrevole nel suo fruire di certo non piatto ma neanche eccessivamente ricercato in soluzioni, a mio dire, un poco forzate (che si riscontravano nel predecessore), abilmente miscelato con le già citate soluzioni “non convenzionali”. Insomma: Belo Dunum scorre senza intoppi anche proponendo soluzioni non semplici da far suonare bene, ma siete riusciti a mettere tutto al posto giusto. Voi come vedete il passaggio e le differenze fra il vecchio lavoro (includendo anche il primissimo Ep, dal quale, forse, avete ripescato un po’ di feeling) ed il nuovo?
Ma come dicevo prima il lavoro è stato davvero complesso e lungo ma al tempo stesso stimolante e ci ha fatto crescere sicuramente come musicisti. Belo Dunum è la naturale prosecuzione di quello che abbiamo fatto fino ad ora, ci siamo evoluti inserendo nella nostra musica elementi che fino a poco tempo fa non credevamo facessero parte del nostro background musicale, sicuramente con il nostro nuovo disco abbiamo fatto un ulteriore passo avanti verso quello che è il nostro obbiettivo primario ossia quello di creare un sound che sia nostro al 100%.
Se la memoria non inganna, avete registrato con un solo chitarrista (Med) per la prima volta nella vostra carriera (Lorenzo è uscito qualche tempo fa dal gruppo): com’è stato e come si è svolto il lavoro (ancora una volta) ai Majestic Studio di Marino De Angelis?
Il disco è stato registrato a tutti gli effetti con due chitarre anche questa volta, Med e Ciardo si sono divisi l’onere di registrarle proprio come nelle precedenti esperienze in studio avevano fatto lo stesso Med e Lorenzo. Come sempre ci siamo avvalsi della preziosa collaborazione di Marino De Angeli e dei suoi favolosi Majestic Studios per la realizzazione di Belo Dunum. Ormai siamo di casa da Marino e con lui si è creato un rapporto che va al di la del solo rapporto “lavorativo”. In studio abbiamo lavora in maniera abbastanza convenzionale registrando batteria, chitarre, basso, strumenti classici e voce. Purtroppo abbiamo dovuto correre parecchio visto che le registrazioni sono state tempestate da una serie di piccoli inconvenienti che ci hanno un po’ rallentato, tanto per fare un esempio un fulmine ha bruciato l’alimentatore del computer e siamo rimasti fermi 5 giorni prima di ripristinare il tutto visto che anche alcuni cablaggi erano saltati ed inoltre era proprio nel periodo a cavallo di ferragosto ed era impossibile trovare un tecnico. Alla fine però ce l’abbiamo fatta e anche se i tempi si sono un po’ allungati siamo soddisfatti al cento per cento del risultato che abbiamo ottenuto.
Io che apprezzo molto Mauro Corona (scrittore di Erto ormai piuttosto conosciuto) non posso non chiedervi: come siete entrati in contatto con lui? È stato piacevole “lavorarci” insieme?
Guarda, la cosa è molto semplice: siamo amici di Melissa e Marianna, le figlie di Mauro, da lunghissimo tempo, loro sono appassionate di musica e apprezzano molto quello che facciamo. Abbiamo conosciuto Mauro poi alcuni anni fa e si è sempre dimostrato un personaggio disponibile e gentile oltre che una persona intelligente e che ha veramente qualcosa da dire. Quando gli abbiamo chiesto di scrivere una poesia per il nostro disco lo abbiamo semplicemente chiamato al telefono, gli ho spiegato di cosa parlava il disco e gli ho detto di scrivere quello che gli veniva senza dargli nessun indicazione. Qualche tempo dopo trovo una mail di Marianna con allegata la poesia di suo padre e sono rimasto a bocca aperta, credo non potesse scrivere niente di meglio.
Come vi muoverete per supportare Belo Dunum?
Abbiamo intenzione di suonare il più possibile cercando di uscire soprattutto dai confini nazionali visto che fino ad ora siamo riusciti a suonare solo in Slovenia. Attualmente stiamo lavorando ad alcune date appunto all’estero con l’agenzia francese Lalchemie Destenebres, agenzia giovane ma partita già con il piede giusto. Stiamo inoltre programmando la data di presentazione ufficiale del disco che faremo assolutamente nei dintorni di Belluno e che sarà un evento speciale in quanto non si tratterà di un semplice concerto ma sarà arricchito dalla presenza di alcuni attori di una compagnia teatrale locale, sarà uno spettacolo da non perdere.
Cambiando un po’ discorso, in questi anni avete macinato molta strada nell’underground nostrano togliendovi non poche soddisfazioni durante il percorso: cos’è cambiato dagli inizi ad oggi? È sempre più dura riuscire non solo ad emergere ma anche solo rimanere a galla nel miasma generale?
Noi per primi siamo cambiati da quando nel 2004 abbiamo iniziato, dopo l’uscita del nostro ep CyberHuman. A livello generale credo che le cose siano cambiate un po’ in peggio, noto che c’è sempre meno voglia di muoversi e di scoprire nuove band da parte del pubblico in particolare dei ragazzi più giovani, di conseguenza diventa sempre più difficile per le band trovare posti dove suonare visto che i locali ci pensano sopra 10 volte prima di organizzare eventi dove a volte non va nessuno e che per loro hanno comunque un costo. Emergere diventa come hai detto tu sempre più difficile principalmente perché diventa difficile proporre la propria musica e farla arrivare alla gente.
Siete di nuovo su Punishment 18: come vanno le cose con l’etichetta? Si riesce oggigiorno ad avere un supporto concreto nella realizzazione materiale d’un disco, o, a questi livelli, ci si rimette sempre, solo e comunque?
Il nostro rapporto con Corrado e Marita proprietari di Punishment 18 Records è davvero ottimo sia a livello lavorativo che personale e con loro condividiamo molte idee. La Punishment è una piccola etichetta che però si sta facendo strada nell’underground grazie ad un modo di lavorare molto efficace e onesto. Corrado è una di quelle persone che se ti promette 10 ti da 10, non è uno di quei fanfaroni che ti promettono mari e monti e poi invece non fanno nulla. Il mercato sappiamo tutti che oggigiorno è praticamente azzerato e la quantità di dischi venduta rispetto ad anni passati è davvero esigua, questo costringe le etichette a restringere i budget e a lavorare in collaborazione con le band. Punishment ci sta dando un grosso contributo e ci sta supportando al 100% nella promozione del disco e siamo fiduciosi che questo lavoro darà i suoi frutti ancora più che in passato.
DXT e download: come vi ponete al riguardo? Più un bene od un male?
Dipende da che punto di vista si guarda la cosa, per una band come noi il download e la diffusione della musica via internet è sicuramente un fatto positivo perché ci permette di raggiungere più persone rispetto ai canali “normali”. Considerando che poi non viviamo della nostra musica il download non ci porta via nulla anzi ci può solo portare qualche nuovo fan. Capisco però che per band di un certo spessore il download illegale sia invece un male, e non parlo per Metallica o Iron Maiden che i loro dischi bene o male li vendono comunque ma parlo di tutte quelle band che prima vendevano dieci mila copie a disco e con la musica ci potevano vivere mentre ora di copie ne vendono due mila e chiaramente si ritrovano con le entrate notevolmente diminuite. Io personalmente rimango una fan dei cd (anzi sarei ancora più legato ai vinili…) e continuo a comprare dischi su dischi, il download mi serve solo ed unicamente per ascoltare cose nuove che non conosco ma se una band mi piace i cd me li compro.
Domanda finale: c’è un brano in Belo Dunum, 33 Days of Pontificate che, per chi non lo intuisse proprio, riguarda la vicenda di Papa Giovanni Paolo I, forse meglio conosciuto come Papa Luciani, una storia senz’altro non priva di sfumature poco chiare. Voi, che nel testo sintetizzate il vostro pensiero, cosa ne pensate, a briglia scolta, della sua storia, della sua elezione a capo della Chiesa e della sua morte?
Per prima cosa consiglio a tutti di leggere il libro “In nome di Dio” di David Yallop, libro che mi ha ispirato nella scrittura del testo e dal quale si evincono aspetti della chiesa che nessuno potrebbe immaginare. Personalmente credo che Albino Luciani fosse un personaggio troppo scomodo per certi loschi figuri che erano al comando dello Ior (Istituto per le opere religiose) che era a tutti gli effetti una banca con interessi in tutto il mondo che andavano ad intrecciarsi anche con la mafia d’oltreoceano. Credo che alla fine sia stato eliminato dalle stesse persone che lo avevano eletto al soglio pontificio nel momento stesso in cui si sono resi conto della sua forza e del suo potere destabilizzante nei confronti della loro ricchezza e del loro stesso potere.
Bene gente, qui è tutto. Grazie dell’intervista e speriamo che questo nuovo lavoro vi ripaghi a dovere! A voi le ultime parole…
Grazie a te per lo spazio e per il supporto! Siete tutti invitati ad entrare nel nostro piccolo universo sia con il nostro sito ufficiale www.deliriumxtremens.com o il nostro MySpace www.myspace.com/deliriumxtremens. Lasciate che il vento gelido delle leggende Dolomitiche vi avvolga!!!
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