Black Label Society, 02/07/2011, Collegno (To)

Black Label Society, 02/07/2011, Collegno (To)

La Black Label Society torna in Italia per due date esitive. Dopo qualche intoppo iniziale, causato da un'infiammazioni alle corde vocali di Zakk Wylde, il Berzerkers Tour 2011 infuoca l'Europa a suon di live. A Collegno (Torino), il Festival Colonia Sonora accoglie la band americana nella medesima location del Gods Of Metal 2010. I fan più affezionati dell'ex-chitarrista di Ozzy Osbourne sono già ai cancelli con un paio d'ore d'anticipo, ma pare subito chiaro che l'affluenza non sarà delle più elevate. Poco importa, è risaputo che in queste situazioni il detto "pochi, ma buoni" viene sempre confermato.

Per scaldare la folla Zakk ha assoldato gli Archer, un power trio (possiamo definirlo così?) californiano composto da giovani thasher. Nonostante siano praticamente sconosciuti a tutti, i ragazzi riescono a tirare fuori una prestazione più che buona, strappando il consenso dei presenti con una mezza dozzina di pezzi. Finito il tempo a disposizione del gruppo-spalla, sullo stage cala un enorme telo nero col logo della BLS. Ogni preparativo per lo show viene nascosto ai curiosi occhi del pubblico, che attende ascoltando il misterioso sound-check.

Finalmente, alle 21.45 (cioè in perfetto orario), partono le note di "New Religion". L'atmosfera si scalda in un battibaleno e il telone nero scivola giù di colpo, dando inizio allo show. Esplode "Crazy Horse", opener dell'ultimo album. Zakk Wylde, l'eroe della serata, stupisce per la prima volta il pubblico cantando il primo brano con un gigantesco copricapo da pellerossa. Se l'inizio è di quelli col botto, cosa si può dire della prima infilata di pezzi? Fantastici. La cadenzata "Funeral Bell" è micidiale, seguita a ruota da "Bleed For Me" e "Demise Of Sanity", degne del miglior headbanging d'annata. Zakk inizia a cambiare chitarre a ritmo sostenuto (ho perso il conto, davvero!), mentre la sua voce tentenna un pochino in alcuni passaggi, sicuramente penalizzata dal volume dei bassi, decisamente troppo alto. Ma l'entusiasmo del pubblico è tutto per il guitar-hero americano, che ricambia l'affetto con la devastante doppietta "Overlord"-"Parade Of The Dead".

Dopo un tuffo nel passato con "Born To Lose", inizia la parte centrale dello show, la più particolare e ricca di colpi di scena. Compare una tastiera (con tanto di Stars 'N' Stripes griffata Black Label) e parte "Darkest Days": pregevole ballata tratta da "Order Of The Black", che Zakk suona appassionato fra una sorsata di bionda e l'altra. Dopo la parentesi melodica, si torna su binari heavy con "Fire It Up", durante la quale il pubblico viene bersagliato dai ragazzi della Doom Crew con enormi palloni gonfiabili bianchi e neri targati BLS. È il momento ludico della serata, tanto che la canzone passa quasi in secondo piano, diventando il sottofondo per un grottesco match di pallavolo. L'attenzione torna elevata soltanto quando la band abbandona Zakk sul palco e inizia il guitar-solo. I minuti passano e Zakk omaggia tutte le porzioni del pit con virtuosismi vari che paiono non avere mai fine, tanto che la parentesi solista risulta infine leggermente prolissa, sebbene l'audience non ci faccia caso e omaggi la prestazione con e innumerevoli corna e applausi sinceri.

Dopo un paio di brindisi e abbracci calorosi on-stage fra Zakk, JD e Nick, si torna a pestare duro con "Godspeed Hellbound", la traccia che apre la cavalcata finale, sicuramente la porzione di show più infuocata. "The Blessed Hellride", "Suicide Messiah e "Concrete Jungle" sono impeccabili e spianano tutto in attesa della song conclusiva: la splendida "Stillborn". Dopo un'ora e mezza di concerto, la band saluta un pubblico decisamente soddisfatto. Zakk sale sulla sua pedana e si batte il petto, prima di scomparire fra gli applausi.

La Black Label Society è ormai una creatura ben rodata, come ha dimostrato il riuscitissimo show di Collegno. I brani più recenti sono valenti quanto i vecchi (se non di più) e ciò è sintomo di ottima salute. Lo stesso si può dire per Zakk, sempre più forte dei tanti problemi che lo vessano anno dopo anno. Uno spettacolo davvero povero di pecche, che vale il prezzo del biglietto. Peccato per la scarsa affluenza di pubblico, per i prezzi del merchandising ufficiale (da capogiro) e per l'esclusione di "In This River" dalla scaletta. Ma questi sono dettagli, il metallo, quello vero, c'è ed è di qualità.

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