Due chiacchiere spicciole con Summer degli statunitensi Baroness, autori di un album (“Blue Record”, Relapse Records) ad alto tasso qualitativo!
Rispetto al “Red Album” questo “Blue Record” risulta maggiormente coeso e d’impatto. Anche le incursioni strumentali suonano come meno dilatate e più “facili”. Il risultato è un disco magari meno complesso, ma infinitamente più gustoso del precedente. Condividi?
Per quanto mi riguarda, non vorrei dire che questo disco sia un passo in avanti o indietro. Lo definirei semplicemente una “progressione”. Abbiamo sempre avuto un desiderio di progredire e non fermarci, fin da quando abbiamo messo su la band. Costantemente andiamo a raffinare il nostro approccio con la scrittura. E siamo molto orgogliosi e soddisfatti di come l’album sia uscito fuori.
Che tipo di legame c’è con il precedente lavoro? Quanto ha influenzato il suono finale?
Noi quattro suoniamo insieme da molti, moltissimi anni. Questo è l’unico legame tra gli album. La conoscenza l’uno dell’altro, la conoscenza delle nostre debolezze alla fine ci fortifica; abbiamo tutti le stesse radici, siamo simili: non importa in che direzione andiamo, ci sarà comunque qualcosa di familiare e di “solido” che muoverà le cose con “fluidità”, senza sforzi. Tutto verrà credo e spero sempre naturale.
Dittico o trilogia?
Vedremo. Non posso proprio saperlo ora come ora, purtroppo devo fermare qui questa domanda in quanto non abbiamo ancora elaborato nulla a tale proposito. Siate pazienti per un altro annetto o due...
Pare che con questo disco vi siate staccati del tutto da reminescenze più o meno estreme. Come risultato abbiamo un suono a metà tra lo stoner, l’ indie rock dei 90’s e una forte matrice sperimentale. Si può azzardare che assieme a grandissime band come Torche o Goes Cube stiate costruendo la strada per il rock duro di domani?
Non saprei dirti. Tutto ciò che posso dirti con convinzione è che stiamo suonando quello che ci piace fare. E continueremo a scrivere ed eseguire musica finchè non perderà la sua Magia. Ciò che veramente accade, ciò che componiamo avviene per merito vostro (l’audience, ndr). Non saremmo qui a fare tour su tour in città affascinanti del mondo e non saremmo qui a conoscere tonnellate di interessanti persone e a guadagnare in “esperienza” ed “ispirazione” se non fosse per la gente come voi che ci supporta.
Questo è il tempo delle sperimentazioni fini a se stesse e della plastificazione del nuovo metal/death core. Il vostro suono, così moderno eppure vintage, aggressivo e al contempo piacevole, ha l’effetto di una boccata d’aria fresca in questo panorama. Non pensate che un ritorno a qualcosa di apparentemente meno elaborato e più di pancia potrebbe rappresentare un antidoto perfetto alla spasmodica ricerca di una gelida perfezione che pare infestare le band di oggi?
Assolutamente. Se ascolti alcuni classici che ancora oggi vengono considerati dei “must” te ne accorgi. Zeppelin, Sabbath, Judas Priest, Heart, Thin Lizzy, Old Metallica e la lista potrebbe andare avanti. Queste sono band che erano in grado di di catturare un suono “puro” che ora, venti o trent’anni dopo, è ancora attuale e particolare. Senza tempo. Abbiamo sempre cercato di comporre ed approcciarci ai nostri dischi con un suono più “grezzo” rispetto ad uno più raffinato. Scriviamo le canzone prima di tutto per suonarle dal vivo, sono create con questo scopo; preferiamo dare questa impronta, scrivere per catturare la maggior parte di energia e di “feeling” e per poterle riproporre dal vivo, quindi dobbiamo necessitiamo di partorire canzoni assolutamente adatte a questo scopo. Perchè viviamo praticamente per suonare live.
A confermare questa tendenza pare che quest’anno le uscite migliori siano quelle più legate a un certo modo di intendere il passato. Per rimanere all’interno della vostra etichetta abbiamo voi, il prog settantiano dei vostri ex label mate Mastodon, la ruvida fisicità dei Coalesce, lo sludge dei 16 e perfino gli Agoraphobic Nosebleed, sempre orientati al domani, finiscono per rifugiarsi nel thrash metal. Cosa ne pensate?
Penso che gli Annihilation Time siano stati una grande band. E’ veramente una sfortuna non poterli vedere mentre distruggono ancora una volta un palco, un seminterrato o un bagno. Dovrebbero essere premiati per questo. Erano veramente grandiosi.
Continuando su questo filone, chi indicate come personalità cardine del domani? Parlo a tutto tondo, dalle band vere e proprie fino alle etichette e ai produttori.
E’ una domanda molto soggettiva. U.S. Christmas, Robotic Empire, John Congelton.
Se non vi curaste voi stessi gli artwork, a chi vi affidereste? Io sogno un vostro vinile illustrato da Ryan McGinness completamente stonato! Anche il giovanissimo australiano (ma thailandese di nascita) James Jirat Patradoon non sarebbe male!
E’ una domanda piuttosto strana, ed è difficile rispondere. Per quello che mi riguarda l’aspetto visuale e la musica sono più o meno la stessa cosa. Vanno di pari passo, non posso immaginarmi nessun altro occuparsi dei nostri art work. Sarebbe una band differente e dovremmo cambiare un po’ le cose. Per esempio Hush si potrebbe occupare delle copertine. La sua arte è meravigliosa. Buttateci un occhio se non avete nulla di meglio da fare!
Vi ringrazio per il tempo che ci avete dedicato e che avete buttato compilando questa noiosa intervista ragazzi! Continuate a comporre capolavori del genere! Le ultime parole a voi!
Adieu!
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