Antichrist

Antichrist
"l'autorialità del supplizio"

Regia: Lars Von Trier
Anno di produzione: 2009
Durata: 100'
Genere: horror
Paese: Danimarca, Germania, Francia, Italia, Svezia, Polonia



Nessun tipo di umorismo. Nessuna citazione cult (a meno che non consideriate cult Tarkovskij). Nessuna concessione a un'estetica vintage o riconducibile al pop. Nessuna cazzata sovrannaturale. Fortunatamente non ci sono neppure segnali del famigerato Dogma95. Quello che rimane dopo un tale processo di spoliazione è uno dei più riusciti lavori del danese Lars Von Trier e, senza dubbio, il miglior horror occidentale da molti anni a questa parte.

Prima di tutto "Antichrist" recupera quell'affastellarsi di letture e significati che, prima del cannibalismo degli ultimi 15 anni, da sempre contraddistingue il cinema della paura. Lars Von Trier ci consegna un film d'autore travestito da film di genere, o viceversa. Non occorre che si stia a parlare del vero significato della pellicola e dei suoi temi. Allo spettatore smaliziato, e quindi spettatore medio di certo cinema, la parabola sul senso di colpa apparirà chiara ed esplicita. Quello che colpisce è il rifiuto da parte di molti fruitori di definire Antichrist un horror proprio in virtù della sua complessità e profondità, segno di quanto questo genere sia stato svilito nelle ultime stagioni. Destino comune anche al suo fratello minore, quel noir che ora pare unicamente territorio per investigatori falsamente anti convenzionali e scaramucce di provincia.

L'ultimo parto del regista di Dogville è un film sgradevole, privo di ritmo e dall'atmosfera malsana. Ma anche raffinatissimo, ricercato e di una bellezza formale spiazzante. Capace di trarre ispirazione tanto dalla videoarte (il tempo congelato di Bill Viola) quando dal linguaggio della pubblicità (la campagna pubblicitaria per PS2 a opera di David Lynch), Antichrist non concede nulla al caso. Il disperato erotismo dei primi strazianti minuti (infamante definire pornografia un segmento di cinema solo in virtù di una penetrazione esplicita), la violenza antiestetizzante del finale apocalittico, le allucinazioni arcane: tutto è dipinto con pennellate plumbee e senza vita. Impianto sonoro da pugno allo stomaco, sia per i pochissimi minuti musicati (prologo e epilogo) che per il reparto rumorista.

Opera falsamente esoterica, risulta invece visceralmente legata al corpo e alla sua fisicità terrena. Così anche il grandguignol passa da ciarpame torture porn a metafora funzionale alla narrazione. Le scene incriminate dal pubblico di Cannes (infibulazioni a pieno schermo, eiaculazioni di sangue) sono la cosa più lontana che si possa immaginare dalla sterile provocazione di un Eli Roth qualsiasi. Ogni atrocità ha un suo perché, riesce a essere contestualizzata e non potrebbe essere altrimenti, rendendo cosi il lungometraggio incensurabile. A meno che non se ne desideri snaturare il messaggio e il nucleo. Dura poter dire qualcosa di simile di un Saw a caso.

Antichrist non piacerà all'amante del cinema di genere, così come scontenterà chi frequenta i cinema d'essai. Perfetto.

Commenti
Asradel
Asradel ha scritto 4 anni fa:
appena visto. Che dire? il film vale solo per il prologo e quelle immagini in scala di grigi, quel rallenty extremo. La stessa "penetrazione" risulta incredibilmente a-sessuata all'interno di questo contesto così carnale ma etereo.
affasf
affasf ha scritto 3 anni fa:
uno dei film che attendevo di più dopo Enter The Void.
Thrasher
Thrasher ha scritto 3 anni fa:
estremo in tutto e per tutto... talmente estremo da rendere quasi insostenibili alcune scene anche ad uno come me che resiste al piu squallido degli splatter... è il concetto di base quello che rende alcune scene ancora piu disturbanti di quello che sono
Ma
Ma ha scritto 3 anni fa:
Nonostante si faccia gara a chi lo sputtana di più io adoro questo film. E poi a Von Trier è sempre piaciuto irritare la gente. La volpe parlante è il colpo di genio che lo eleva a titolo irrinunciabile: eccesso kitsch o capolavoro visionario? Mica è facile porsi sul confine di due definizioni così lontane tra loro!
Thrasher
Thrasher ha scritto 3 anni fa:
eheheheheheh effettivamente quello della volpe è un elemento che proprio a questo serve. sinceramente a me era sembrata un pò imbarazzante come 'trovata' ma probabilmente era proprio questa reazione che von trier voleva suscitare. davvero che mi ricordi non mi era mai capitato di vedere gente al cinema alzarsi ed andarsene dopo 20-30 minuti di film... e probabilmente anche questo era uno dei suoi obiettivi (anche qui perfettamente riuscito)
Asradel
Asradel ha scritto 3 anni fa:
cazzo, l'effetto "volpe" è creato ad hoc, incredibile veramente.
affasf
affasf ha scritto 3 anni fa:
fossi stato in Von trier avrei fatto lanciare delle granate a forma di zucca a Dafoe nella scena della volpe. sai che casino nella testa della gente.
chaaaaaos reeeeeign (..) SBOOOM!1!!
Tiziana S.
Tiziana S. ha scritto 3 anni fa:
a me l'effetto "volpe" m'ha fatto veramente saltare sul divano, chi caz se l'aspettava... niente in confronto alla pazzie della ruotina nel piede... :D

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